martedì 5 luglio 2016

Gli animali totem - A ciascuno il suo

 In origine era il totem. Cercando sul vocabolario Treccani on-line  alla voce "totem" si incappa nella seguente definizione: 

 Animale o vegetale, oppure oggetto o fenomeno cui si attribuisce una relazione speciale con singoli gruppi sociali; quando la relazione è di parentela, come nel caso del clan o del lignaggio, il totem è considerato capostipite o intimamente connesso alla persona del capostipite; è comunque oggetto di particolare rispetto e nel caso si tratti di un animale non può essere ucciso, né essere oggetto di caccia.



 Nella maggior parte delle civiltà dei primordi era facile che le qualità di una specie animale, vegetale o di un fenomeno atmosferico venissero personificate e prese d'esempio dagli uomini. Anche in sistemi mitologici umanizzati come quello greco è rintracciabile la presenza di animali che un tempo potevano essere considerati totemici, come ad esempio la civetta, simbolo della dea Atena. 
 In altre culture, invece, il totemismo è prevalso nei secoli, testimoniando l'enorme rispetto che le popolazioni nutrivano per la natura, in particolare per gli animali. È il caso per esempio delle tribù native del nord America, le cui leggende sulle origini non distinguevano tra uomini e animali. L'armonia tra uomo e ambiente era tale che sovente i personaggi delle leggende nordamericane hanno nomi di animali presenti nel relativo territorio (Corvo, Coyote, Ghiandaia Azzurra, ecc.). Solo con la comparsa dell'eroe culturale, portatore della civilizzazione (ravvisabile nell'uso di strumenti particolari o nelle istituzioni o nelle norme tribali), inizia la distinzione tra le due specie, che progressivamente non parleranno più la medesima lingua.  
 Come accennato nella definizione del vocabolario Treccani, ogni tribù pellerossa aveva un animale tutelare in base a una delle caratteristiche dei suoi membri. Se per esempio gli appartenenti a una tribù si distinguevano per l'astuzia, le tribù vicine li identificavano come membri del clan della Volpe, oppure erano loro stessi ad attribuirsi la discendenza dall'animale con il quale condividevano dei tratti caratteriali o comportamentali. L'animale in questione era così definito l'antenato da cui discendevano tutti gli appartenenti a quella determinata tribù. Ovviamente, i discendenti dallo stesso animale tutelare erano tutti di conseguenza consanguinei e non potevano uccidere né mangiare esemplari dell'antenato né sposarsi tra di loro; quindi, gli appartenenti al clan della Volpe dovevano cercare moglie presso il clan dell'Orso o tra i discendenti da un altro animale totem.

 Oltre alla discendenza, però, gli animali rappresentavano anche delle guide in grado di aiutare gli uomini. Secondo gli indiani d'America ognuno di noi è legato a nove animali, da cui possiamo ottenere dei talenti e delle capacità durante il nostro cammino personale. I nove animali ci trasmettono la saggezza nelle sette direzioni (Nord, Sud, Est, Ovest, Sotto, Sopra, Dentro), alle quali si aggiungono Destra e Sinistra. Ogni direzione presiede a una dimensione umana:
- l'Est è la via spirituale e l'animale in questa direzione indica la strada per l'illuminazione;
- il Sud è il punto dove si trovano le emozioni e il custode in questa posizione protegge il bambino che c'è in noi e il nostro equilibrio personale;
- l'Ovest rappresenta la dimensione fisica e materiale e l'animale corrispondente ci guida alla nostra realizzazione personale; 
- il Nord è la direzione della mente, dove si trova l'animale che ci suggerisce quando parlare e quando ascoltare e ci ricorda di essere grati per i doni ricevuti;
- la guida del Sopra ci rammenta la connessione con la dimensione celeste e ultraterrena, il "tempo del sogno";  
- il protettore del Sotto si sofferma sulla nostra interiorità e sul nostro rapporto con la terra e ci indica come stare sul nostro sentiero;
-  l'animale del Dentro è il protettore del nostro Spazio Sacro e ci indica come raggiungere la felicità del cuore e le nostre certezze personali;
- chi sta a Destra protegge il nostro lato maschile, dove risiede lo spirito guerriero e il coraggio;
- infine, il custode a Sinistra governa il nostro lato femminile, presiede alle relazioni, alla procreazione e all'evoluzione.  
 
 Vediamo ora quali sono i principali animali totemici e il significato che veicolavano per i nativi americani.

Donnola - Conoscenza

 La donnola è in grado di riconoscere i segni, pur piccoli che siano, che preannunciano un evento e sa vedere sotto le maschere. È dunque un animale che possiede molte conoscenze, ma che si contraddistingue anche per la discrezione. Chi possiede la forza della donnola è spesso sottovalutato, perché nonostante le sue ampie vedute non ama apparire e non si dà arie. Questo può portare i protetti dalla donnola alla solitudine, perché la loro sapienza e la capacità di prevedere i fatti prima che accadano può diventare un peso insopportabile, poiché potrebbero non essere capiti dai più. Si può invocare questo animale per risolvere un problema complesso. 
  

 Porcospino - Fiducia

 Il porcospino è un animale pacifico e amichevole, che non attacca mai per primo. Se per caso gli capita di doversi difendere se la sa cavare benissimo con le sue sole spine. Per questo viene associato a qualità come la fede e la fiducia in se stessi, due forze potentissime che permettono a chi le possiede di compiere grandi imprese. Le lezioni che ci insegna il porcospino hanno a che fare con l'apertura mentale, la scoperta quotidiana di un aspetto nuovo e meraviglioso, tutte cose che ci permettono di liberarci dall'eccessiva serietà e rigidità del mondo degli adulti. Nella ruota di medicina questo animale è infatti associato al bambino innocente, che è in grado di stupirsi e di avere fiducia nel piano divino, che provvederà a risolvere tutto nel migliore dei modi.


 Aquila - Forza divina

 Per la sua capacità di librarsi nei cieli fino ad altezze considerevoli, l'aquila impersonifica la forza divina, perché è quella che riesce ad avvicinarsi maggiormente al Grande Spirito. Dall'alto del suo habitat riesce ad avere una visione più completa della realtà, ma anche più distaccata, dimostrando anche una buona dose di freddezza. Il suo vantaggio è comunque la capacità di riconoscere il disegno globale che formano i singoli avvenimenti della vita, sia quelli positivi, sia quelli negativi. Ciò significa che chi è protetto dall'aquila riconduce ogni esperienza a una volontà divina superiore, della quale nutre una grande fiducia. Per fare questo è necessaria una grande forza d'animo, che si può ottenere solo passando attraverso dure prove. Ma l'aquila ci intima di non aver paura e di spingere il nostro sguardo sempre oltre l'orizzonte visibile.


 Falco - Osservazione

 Il falco è ritenuto il messaggero tra gli animali totem. Con il suo squittio, infatti, riesce a preannunciare un evento particolare, senza specificare però se questo sia favorevole o nefasto. Quindi, questo predatore ci avverte di restare in guardia e tenerci pronti per ogni evenienza e ci invita a essere acuti osservatori della situazione, per poter agire in modo opportuno. Un'altra disposizione d'animo suggerita dal falco è quella di mantenere la mente aperta per ricevere i doni del Grande Spirito, che molte volte non riusciamo a vedere. Chi è protetto dal falco si dimostra dunque un acuto osservatore, in grado di notare ogni dettaglio di una situazione sotto al proprio controllo.
  

 Lontra - Energia femminile

 La figura snella e leggermente civettuola della lontra, oltre alla vicinanza con due degli elementi simbolo della donna per eccellenza, l'acqua e la terra, la collega inevitabilmente all'energia femminile. Passa molto tempo con i suoi piccoli, non sa cosa sia l'aggressività (se non quando sia costretta a difendersi) ed è contraddistinta dalla curiosità e da uno spirito amichevole e cordiale. Questo animale rappresenta quindi l'ideale della donna presso i nativi americani: l'emblema della gioia, della franchezza e della generosità, perché la donna è colei che sa condividere con altri i propri beni. Coloro che possiedono l'energia della lontra ricercano l'amore libero, senza costrizioni e accettano la vita senza attaccarsi troppo ai beni materiali.

 Opossum - Strategia

 Tra gli animali totemici, il ruolo di fine stratega è da assegnare all'opossum. Anziché difendersi con le unghie e con i denti come la maggior parte degli appartenenti alla fauna terrestre, lui si finge morto ed esala anche un intenso odore di cadavere. Di fronte a tale spettacolo, il suo predatore si sente molto confuso e se ne va, facendo proprio il gioco dell'opossum. La lezione che possiamo trarre da questa guida è che l'uso della ragione può essere determinante per trovare una via d'uscita in una situazione difficile. La finzione e l'elemento sorpresa possono confondere l'avversario disorientandolo, per questo anche i guerrieri potevano imparare molto dall'opossum. La vittoria molte volte è anche questione di strategia.


 Farfalla - Trasformazione

 Nella cultura nordamericana, la farfalla è sinonimo di trasformazione consapevole, che ci può portare fino alle vette più alte di realizzazione. Ogni stadio di sviluppo della farfalla corrisponde a una tappa del nostro processo di autorealizzazione: l'uovo è la nascita di un'idea; la larva è il momento in cui decidiamo se mettere in pratica o no l'idea; il bozzolo è la fase in cui interiorizziamo l'idea; la nascita della farfalla è la creazione di una nuova realtà, che possiamo condividere con il mondo esterno. Queste quattro fasi si ripetono costantemente nel corso della nostra vita e determinano la nostra evoluzione interiore. Possiam appellarci alla farfalla per riordinare i nostri pensieri e per decidere i passi da compiere sul nostro cammino. 
 


 Libellula - Illusione

 Le ali cangianti di questo insetto e la sua appartenenza al vento la rendono il simbolo per eccellenza dell'illusione e del cambiamento. La libellula ci avverte che nella realtà nulla è come sembra, il mondo e tutto ciò che percepiamo è frutto di mera apparenza. Per questo ella si fa latrice anche dei messaggi da parte degli elementali e del mondo vegetale. La libellula può aiutarci quando vogliamo effettuare dei cambiamenti importanti. 


 Alce - Gioia

 Le grida possenti dell'alce ci dicono che possiamo lasciarci trasportare pienamente dalla gioia quando abbiamo portato a termine un compito con esito positivo. Ciò non significa diventare boriosi o ricercare complimenti o consensi, ma dare libera espressione alla gioia per un nostro successo, magari coinvolgendo anche altri. L'alce ci ricorda quindi di avere rispetto e stima di noi stessi e di apprezzare i traguardi raggiunti. Oltre a questo però è bene anche incoraggiare e lodare gli altri, perché tutti possano trarre beneficio dall'energia di questo animale guida.


 Bisonte - Prosperità

 Il bisonte per i nativi americani è l'emblema dell'abbondanza. In particolare, l'apparizione di un bisonte bianco (l'animale sacro per eccellenza) significava il prossimo arrivo di un periodo di prosperità e che le loro preghiere sarebbero state esaudite. E non poteva essere altrimenti per i pellerossa, che vivevano dei prodotti che il bisonte dava loro come cibo e pelli, che servivano sia per confezionare vestiti sia per costruire i tipì, le abitazioni indiane. 
 Secondo una leggenda, una femmina di bisonte bianco portò agli uomini la Pipa di Medicina. Nel tabacco di questa pipa erano state unite tutte le forze della natura, il fumo del tabacco era una preghiera resa visibile e la cenere che volteggiava nell'aria agevolava la realizzazione dei desideri degli uomini. 
 Il bisonte dunque ci aiuta ad apprezzare tutti i doni che ci vengono offerti e a essere riconoscenti per ciò che riceviamo, oltre a desiderare l'abbondanza anche per gli altri. Possiamo ottenere qualunque cosa, ma solo con l'aiuto del Grande Spirito.

 Formica - Resistenza

 Pur essendo un animale minuscolo, è un concentrato di molte qualità: forza, generosità, accuratezza e precisione, capacità di difendersi quando necessario. Tra queste forse spiccano in particolare la resistenza e la perseveranza, ravvisabili quando questo piccolo esserino trasporta per lunghi tragitti dei pezzi di cibo più grandi di lei. Inoltre, tutto ciò che fa la formica è al servizio della propria comunità. Questo simpatico insetto ci insegna ad avere fiducia, perché tutte le nostre fatiche verranno ricompensate, se finalizzate a un bene comune. 


 Ragno - Destino

 Il numero delle zampe del ragno racchiude già di per sé un'importante simbologia. Infatti, il numero otto è simbolo dell'infinito, delle innumerevoli potenzialità del creato. Inoltre, l'otto è dato dalla somma di due quattro, che possono essere i quattro venti e le quattro direzioni celesti. In più, il ragno è associato anche alla scrittura. 
 Questo aracnide ci ricorda che siamo noi stessi gli artefici del nostro destino, che possiamo tesserlo, proprio come fa lui, con le nostre mani. Quindi siamo noi i soli responsabili di quanto ci accade, e chi si sente vittima del destino non comprende la la lezione di questo animale e rimane imbrigliato nella tela delle proprie illusioni. Il ragno ci insegna ad ampliare i nostri orizzonti, verso altre dimensioni.

  
 Cavallo - Potere ultraterreno

 Probabilmente solo il bisonte supera per sacralità e importanza il cavallo. Questo animale fu il primo che permise agli uomini di spostarsi più velocemente e di trasportare delle merci attraverso lunghe distanze in minor tempo. Non ci si stupisce se il cavallo nella cultura nordamericana è associato al potere magico degli sciamani e al simbolismo sia della forza terrena sia di quella ultraterrena. Il cavallo ci insegna che possiamo ottenere il potere e la forza solo se ci mostriamo rispettosi e ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni. Se il cavallo porta sulla sua groppa il cavaliere, noi invece dobbiamo farci carico delle nostre responsabilità. Quindi questa guida ci dà la saggezza di tornare sui nostri passi e di capire il significato delle nostre azioni. E la strada per ottenere la sapienza è lastricata dell'amore e della capacità di condividere le proprie conquiste e conoscenze con gli altri. Ovviamente non dobbiamo permettere al nostro ego di sbarrarci la strada. 

  
 Antilope - Discrezione

 L'antilope conosce i cicli vitali e i misteri legati alla vita e alla morte. Partendo dalle sue conoscenze dunque può agire in modo retto e senza timori, per questo sono gli Uomini Medicina (gli sciamani) quelli che più di altri ricercano la sua energia. Infatti l'antilope insegna a trattare le situazioni con giudizio e a intervenire in modo discreto e razionale. Come la formica, anche l'antilope ha come scopo ultimo il bene della comunità. Quando ci troviamo in situazioni particolarmente intricate, l'antilope ci assisterà fornendoci fiducia nella nostra forza interiore e indicandoci in che modo possiamo seguire la nostra ispirazione.

  
 Tasso - Aggressività positiva

 Nonostante le apparenze, il tasso è un animale aggressivo e selvaggio, tanto che molti animali lo considerano un avversario pericoloso e si guardano bene dal battersi con lui. Ma in veste di animale guida, il tasso ci insegna a sfruttare in modo costruttivo l'aggressività. Per esempio, i guaritori e le donne sciamano usano la sua forza per guarire gli altri, non rassegnandosi fino alla scomparsa della malattia. Gli uomini tasso, invece, sono spesso leader temuti, ma capaci di gestire ogni situazione. Sono individui freddi, che possono mostrare cinismo e cattiveria se non sono di buon umore, ma che allo stesso tempo sanno mantenere sangue freddo e mente lucida nelle situazioni di pericolo.
   La forza del tasso aiuta a sfruttare la propria rabbia, anche repressa, per innescare una reazione utile a cambiare realtà negative o problematiche. L'energia della rabbia va usata per attaccare la vita, ma senza investire chi ci sta vicino e senza perdere il nostro equilibrio interiore.

  
 Coniglio - Timore

 Anche nella nostra cultura, se qualcuno viene tacciato di essere un coniglio è perché dimostra di essere eccessivamente timoroso. È proprio la paura che caratterizza questo animale, che è costantemente guardingo perché terrorizzato da predatori minacciosi quali linci, coyote, aquile o serpenti. Il coniglio, dominato dalla paura, inconsapevolmente attrae i suoi cacciatori, facendo accadere proprio quanto teme. E precisamente questa è la lezione del coniglio: quello che più temiamo succede puntualmente, perché ce lo aspettiamo e lo attiriamo verso di noi. Siamo dunque noi la prima causa dei nostri mali. Allora il coniglio ci ordina di scacciare ogni pensiero negativo riguardante disgrazie o malattie perché controproducenti.   

  
 Rospo - Purificazione

 Dato che il suo habitat naturale sono gli stagni, il rospo ha una stretta connessione con l'acqua ed è presente in tutti i riti iniziatici che coinvolgono questo elemento. La prima fase della sua vita, sotto forma di girino, si svolge proprio in acqua, quasi come la fase embrionale in cui i futuri uomini sono immersi nel liquido amniotico. In virtù di questa speciale connessione, il rospo è in grado di evocare la pioggia con un particolare canto. L'energia del rospo è posseduta soprattutto da medium e guaritori, perché l'acqua attribuisce a questo animale un potere purificatore, in grado di risanare l'ambiente in cui si trova. La purificazione può consistere anche in un processo di trasformazione e di rinnovamento, oppure nell'apertura di una nuova fase di vita. Perciò, se un rospo appare in sogno, significa che è tempo di prendersi una pausa di riflessione e di liberarsi da una situazione insoddisfacente e pesante per intraprendere un nuovo stile di vita.


 Lucertola - Sogno

 La lucertola è collegata alla dimensione dei sogni, oltre al tempo e allo spazio ed è quindi in grado di prevedere il futuro. Questo animale guida ci insegna a prendere sul serio i nostri sogni riguardanti il futuro, decidendo se infondere o no energia alla visione per realizzarla o meno. La lucertola ci suggerisce anche di assumerci la responsabilità di tutti gli avvenimenti della nostra vita, poiché altro non sono che il risultato dei nostri desideri e delle nostre paure più reconditi.

  
 Orso - Introspezione

 L'orso è l'animale conosciuto per la sua abitudine di entrare in letargo nella stagione invernale. Il letargo è percepito quasi come un lungo periodo di silenzio, di grande vuoto, in cui si cercano le risposte alle domande esistenziali. Per questo, l'orso è simbolo di introspezione, di chi si ritira nella solitudine e nel silenzio per avvicinarsi a se stesso. A volte è necessario appartarsi per conoscersi veramente e per capire quali sono i nostri desideri. Infatti, solo se siamo immersi nel silenzio, lontano dalla concitazione e dal frastuono quotidiano, possiamo ascoltare la voce del nostro essere più intimo, che può darci tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.  

  
Lupo - Maestro interiore

 Nella cultura indiana, il lupo è connesso alla stella Sirio, che fa parte della costellazione del Leone. Secondo le leggende dei nativi, da quella stella provenivano i maestri spirituali dell'antichità. Perciò, anche il lupo viene considerato alla stregua di un maestro, che dopo un lungo peregrinare torna al suo branco per riferire quanto ha osservato durante il suo viaggio. È un animale che vive all'interno del proprio gruppo e della propria famiglia, è fedele alla propria compagna per tutta la vita, ma non rinuncia alla propria indipendenza e ulula alla luna, attigendo alla forza misteriosa dell'astro che lo connette con la dimensione spirituale e dell'inconscio, via d'accesso alla conoscenza. L'energia del lupo è l'energia di un maestro, che va usata per insegnare agli altri per aiutarli a comprendere meglio la vita e a trovare il proprio posto nel mondo. Infine, il lupo ci aiuta a prendere contatto con il nostro maestro interiore.


 Colibrì - Gioia

 Pochi come il colibrì sanno godersi la vita: dispensa gioia e amore gustandosi il nettare e la bellezza dei fiori, ma fugge se avverte sensazioni negative. Questo piccolo volatile è completamente orientato verso l'estetica e alla bellezza, non si cura delle cose del mondo perché la sua vita intera costituisce un inno alla gioia. Il colibrì ha quindi il potere di aprire il cuore e spesso le sue piume sono spesso un ingrediente dei filtri d'amore. Chi è dotato della forza del colibrì è portato naturalmente all'equilibrio e alla felicità e contribuisce a sviluppare la gioia di vivere anche negli altri individui.


Cigno - Volontà divina

 Il cigno è l'animale che accetta di buon grado i progetti del Grande Spirito: non si oppone alla volontà del divino e accetta la trasformazione da brutto anatroccolo a essere elegante e maestoso. Una volta accettata questa grazia, può andare oltre al mondo delle apparenze e fare il suo ingresso nel "tempo del sogno". La lezione del cigno è porci in armonia con tutti i livelli dell'essere e sviluppare la nostra intuizione per poter vedere nel futuro. Chi possiede l'energia del cigno sa prevedere gli avvenimenti futuri perché sa accettare la volontà divina senza riserve ed è in armonia con essa.
  
  
 Topo - Attenzione ai dettagli

 Se falco e aquila sono rinomati per le loro visioni dall'alto e d'insieme, il topo è al contrario specializzato nell'osservazione ravvicinata. Questo roditore è dotato di una buona dose di pignoleria che lo porta a esaminare con cura e attenzione tutti i dettagli di una determinata situazione. Il topo ci aiuta a sistematizzare le nostre conoscenze e approfondirle, incarnando il concetto contemporaneo di specializzazione in una disciplina. Tuttavia, troppa concentrazione sui dettagli può portare a ingigantire i problemi o a perdere la visione globale sulle cose.
 Un'altro pregio del topo è quello di saper individuare immediatamente un pericolo attraverso il suo fiuto molto sviluppato. Dunque in caso di minaccia sa reagire prontamente e riesce a mettersi in salvo. Questa guida ci insegna quindi a osservare meglio le cose da un lato e a reagire fulmineamente dall'altro.

  
 Scoiattolo - Previdenza

 Se pensiamo allo scoiattolo ci viene in mente l'immagine di un simpatico roditore intento ad accumulare provviste. Questo animale infatti ama sentirsi pronto per ogni evenienza e ciò gli permette di superare anche gli inverni più rigidi. Lo scoiattolo è inoltre dotato di una straordinaria capacità di adattamento e di una rapidità di movimento non comune, con la quale disorienta i suoi avversari. Per questo chi possiede la forza dello scoiattolo fatica a stare fermo ad ascoltare gli altri oltre un certo lasso di tempo. Se questo animale compare in uno dei nostri sogni significa che è il momento di raccogliere tutte le nostre forze, perché in futuro ne avremo bisogno per affrontare i grandi cambiamenti che ci aspettano. Ciò comporta anche liberarsi delle zavorre che potrebbero non farci affrontare i cambiamenti nelle condizioni migliori. 


  Pipistrello - Rinascita

 In realtà la venerazione per il pipistrello è tipica di popolazioni mesoamericane, quali Maya, Toltechi e Aztechi. Sicuramente si tratta di un volatile curioso, perché da un lato il fatto di abitare in anfratti oscuri lo collega al buio della tomba, ma la sua posizione a testa in giù durante il sonno rimanda alla posizione che assume un bambino prima di nascere. Per questo il pipistrello è simbolo di rinascita e al contempo raffigura la morte simbolica che lo sciamano deve affrontare durante il rito di iniziazione. L'aspirante sciamano viene sottoposto a prove durissime, per esempio può essergli richiesto di passare una notte intera sepolto sotto terra. Situazioni del genere sfidano i limiti fisici e psichici dell'aspirante sciamano allo scopo di fargli vincere le proprie paure e di liberarsi dal vecchio ego per poi "rinascere" con una nuova identità, libera da ogni inibizione data da blocchi psicologici o paure.
 Il pipistrello ci indica che abbiamo bisogno di staccarci da una parte di noi stessi o da una situazione di vita che non è più soddisfacente. Ci ricorda che è necessario "morire" un po' per progredire a una fase più avanzata. 

  
 Tartaruga - Riservatezza

 La morfologia di questo animale lo collega inevitabilmente alla Madre Terra, di cui la tartaruga è l'incarnazione. La sua andatura lenta ci ricorda che la fretta spesso è cattiva consigliera e che a volte è necessario attendere il momento più propizio per agire. Le sue uova sono scaldate dal calore del sole e ciò ci suggerisce di maturare intimamente i nostri pensieri prima di riferirli ad altri.
 Un altro insegnamento della tartaruga è di rimanere con i piedi ben piantati per terra e a proteggere i nostri sentimenti ritirandoci in noi stessi; infatti, se necessario, la tartaruga è disposta anche a mordere per difendersi. 

  
 Cervo - Amore incondizionato

 Il colore chiazzato del manto del cervo testimonia come egli non faccia differenza tra chiaro e scuro, bene e male. Per questo è ritenuto la personificazione dell'amicizia e dell'amore incondizionato che riesce a guarire chiunque, anche chi si trova in cattive acque. Il cervo ci intima di amare gli altri per quello che sono, anche con i loro difetti e debolezze, senza pretendere di cambiare nessuno. Solo il calore del cuore del cervo può riuscire a togliere vecchie ruggini e a recuperare rapporti difficili o incrinati.
 Un'altra lezione che ci fornisce il cervo è di mantenerci sempre cordiali e positivi, senza lasciarci condizionare da persone o situazioni negative. In questo modo, la nostra attitudine spirituale si dirigerà sempre verso il bene. 

  
 Cane - Lealtà

 Da sempre, dal giorno in cui l'uomo riuscì a domarne il primo esemplare, il cane è considerato il migliore amico dell'uomo e simbolo di fedeltà e abnegazione verso il suo padrone. In effetti, sono molte le storie che testimoniano l'affidabilità del cane al proprio padrone e l'amore e la pazienza con le quali egli riesce a soprassedere su molte debolezze dell'uomo. Nella tradizione indiana, inoltre, il cane è il guardiano di molti luoghi segreti ed è dotato di conoscenze ancestrali. Da questo animale possiamo imparare la virtù della compassione e la lealtà sia verso noi stessi, sia verso gli altri.

  
 Lince - Mistero

 Con il suo sguardo penetrante e i suoi movimenti che sembrano prescindere dal tempo e dallo spazio, la lince è ritenuta la custode dei misteri e dei segreti più antichi. Se nei nostri sogni appare una lince significa quindi che esiste un segreto in noi stessi o in qualcun altro che ancora non conosciamo. Chi possiede l'energia della lince ha spiccate doti introspettive e veggenti, con le quali è in grado di riconoscere la propria vera identità e quella delle persone che ha di fronte. Conosce anche le tecniche di autoinganno che le persone usano quotidianamente. Ma la lince è un animale silenzioso, e non è facile carpire i segreti e le conoscenze di un uomo lince; una possibilità può essere quella di retribuirlo adeguatamente, come facevano gli antichi sciamani con questo felino.

  
 Volpe - Mimetizzazione

 La volpe è uno degli animali più abili nella mimetizzazione: con il suo pelo marroncino nella bella stagione e tendente al bianco d'inverno riesce a confondersi con il bosco e a passare inosservata. Ciò la aiuta notevolmente a osservare l'ambiente circostante e con la sua proverbiale furbizia riesce facilmente a disfarsi dei propri nemici. Inoltre, è un animale veloce, pronto a scattare in ogni momento in caso di minaccia. Al contempo, la volpe è molto premurosa nei confronti dei membri della propria famiglia.
 Chi possiede la forza della volpe è un osservatore attento e silenzioso, che sa fondersi con l'ambiente in cui si trova per muoversi senza dare nell'occhio. La volpe ci fa quindi comprendere l'unità delle cose, una conoscenza utile che possiamo usare a tutti i livelli dell'essere. Un talismano recante l'immagine di questo animale potrebbe risultare utile a chi viaggia spesso.  

  
 Castoro - Realizzazione

 La prima immagine che ci viene in mente quando pensiamo a un castoro è un roditore intento alla costruzione di dighe. Tra tutti gli animali, il castoro si può certamente considerare un ingegnere intelligente, con un forte senso della comunità, con la quale collabora per realizzare i propri desideri. È anche un grande difensore delle proprie opere e non esita a servirsi della dentatura pronunciata per proteggere il lavoro compiuto o la famiglia.
 Il castoro ci insegna quindi la forza della cooperazione e di restare sempre pronti a ogni evenienza. Siccome ogni costruzione iniziata può essere ultimata in vari modi, dobbiamo ricordarci sempre di lasciarci aperte più possibilità di realizzazione; il castoro ci rammenta che "quando una porta è chiusa, vi è un'altra via aperta". Se questo roditore ci appare in sogno significa che è ora di concretizzare un progetto lasciato in disparte da troppo tempo.

  
 Armadillo - Consapevolezza di sé

 La migliore arma di difesa dell'armadillo è sicuramente la sua corazza. Questo animale dunque ben rappresenta gli scudi della medicina, sui quali veniva rappresentato l'emblema a cui il portatore si sentiva più affine. Con la sua eccezionale copertura, l'armadillo ci consiglia di fissare noi stessi i nostri limiti e di decidere per conto nostro quali esperienze siamo disposti ad affrontare durante la nostra vita. Dobbiamo quindi evitare di compiere azioni che non vogliamo veramente e porre un freno alle pretese che gli altri nutrono nei nostri confronti, sentendoci liberi di dire di no, quando occorre. Il tasso ci insegna a non essere degli yes-men e a riconoscere l'effetto reale di una situazione su di noi, sia esso positivo o negativo.

  
 Coyote - Ironia

 Il coyote è uno degli animali più importanti nella tradizione pellerossa di cui ho già parlato nel post "Una risata vi seppellirà - Il briccone divino, ovvero il trickster". E il coyote è proprio così, un briccone: inganna gli altri animali e sovente lui stesso cade nelle trappole che tende. Ciò che gli garantisce di cavarsela sempre è la sua impareggiabile abilità di vivere alla giornata. Chi è dotato dell'energia del coyote è considerato il clown della situazione e spesso finisce in situazioni intricate e strampalate senza averne l'intenzione. Ma in questi casi il coyote sa sempre come uscire vincitore: la soluzione è ridere di se stessi e non prendersi troppo sul serio. Quando incontriamo il coyote è come se ci facesse osservare la nostra figura riflessa in uno specchio deformante, che ci mostra tutte le nostre deviazioni e pazzie. Così facendo ci aiuta a sviluppare l'autoironia e a smettere i nostri panni troppo seriosi.

  
 Puzzola - Carisma

 Pur non possedendo armi pericolose per l'incolumità dei suoi nemici, la puzzola nutre una grande fiducia in se stessa, perché sa che le basta emanare un odore sgradevole per essere temuta e rispettata da tutti gli altri animali. I protetti della puzzola hanno generalmente un forte carisma e attirano gli individui con affinità caratteriali, proprio come l'odore della puzzola ha il potere di attrarre gli altri membri della medesima specie. Perciò questo piccolo animale può aiutarci a sviluppare una sana dose di orgoglio e amor proprio e, allo stesso tempo, respingere le persone che hanno poco in comune con noi per dedicarci a chi presenta caratteristiche simili alle nostre.

  
 Wapiti - Perseveranza

 Il wapiti è una varietà di cervo, molto robusto, che vive in Canada. L'unico animale che costituisce un pericolo per il wapiti è il puma, ma questo cervide è ben conscio di poterlo aggirare con la sua qualità migliore: la resistenza. Egli infatti, oltre a essere cosciente dei propri limiti e pregi, è un attento amministratore delle proprie forze e raramente si lascia cogliere da uno sfinimento improvviso. Le persone wapiti sono dotate di una resistenza e perseveranza invidiabili, che permettono loro di raggiungere i loro obiettivi senza sentire l'esigenza di arrivare per primi. Quando siamo stressati il wapiti può mostrarci il modo migliore di utilizzare le nostre energie per evitare di disperderle inutilmente. Infine, questo animale ci insegna anche la fratellanza verso i membri dello stesso sesso, ricordandoci che lo scambio mutuo di opinioni porta sempre a un arricchimento personale.

  
 Puma - Forza

 La forza ferina e pura non può che essere incarnata dal puma (o leone di montagna). Ma questa grande forza può essere utilizzata sia nel bene sia nel male e maggiore è l'energia maggiori sono i richi di non saperla controllare o indirizzare verso scopi edificanti. Il puma ci porta a tenere fede ai nostri propositi e a ricercare sempre la verità: solo in questo modo potremo essere dei veri leader, in grado di comandare rettamente gli altri. Chi occupa posizioni di potere infatti sa che comportano non poche insidie: è difficile accontentare tutti o mantenere la pace tra i popoli e occorre fare attenzione a non diventare oggetto di manipolazione da parte di individui senza scrupoli. Per questo, l'uomo puma non si deve dimostrare troppo fragile e deve mantenere un certo distacco dai propri simili, oltre a essere disposto ad assumersi grandi responsabilità.

  
 Tacchino - Altruismo

 Il tacchino è il grande protagonista della festa del ringraziamento americana e anche tra i nativi rappresentava la generosità e la capacità di donare di un volatile che sacrifica se stesso per garantire la sopravvivenza degli altri. La vita, ci ammonisce il tacchino, è sacra e ognuno deve adoperarsi per il bene di tutti. I protetti del tacchino sono in genere molto altruisti, perché riconoscono che in ogni essere vivente è presente il Grande Spirito. Tra gli indiani d'America vi è una legge cosmica secondo la quale tutto ciò che doniamo agli altri un giorno verrà donato a noi. Il tacchino ci invita quindi a dividere con gli altri quanto possediamo. Se appare in sogno, potrebbe significare una grossa vincita in arrivo o un dono da ricevere.

  
 Civetta - Saggezza e chiaroveggenza

 Pochi riescono a vedere con chiarezza nell'oscurità, e la civetta appartiene a questa élite. Per la sua vista acuta anche nel buio viene chiamata anche "aquila della notte" ed è dotata anche di un ottimo udito. Il silenzio con cui si muove e arriva alle spalle delle sue vittime la rendono un predatore eccezionale. Per la sua vista e il suo legame con la notte la civetta non può che essere considerata il simbolo della magia e della veggenza. Chi possiede l'energia della civetta generalmente nutre interesse per l'occultismo e le arti magiche e sa percepire i pensieri più reconditi di chi gli sta di fronte, che non può nascondersi. I protetti della civetta comprendono senza fatica la verità e questo può renderli o temuti o benvoluti, a seconda dei casi. Questo volatile quindi è anche la personificazione della saggezza, dato che vede e percepisce anche cose che sfuggono alla maggior parte degli altri animali. Possiamo chiedere aiuto alla civetta per interpretare le indicazioni del destino e per conoscere la verità. 

  
 Corvo - Magia

 Per i nativi nordamericani il corvo era il messaggero della magia per eccellenza, per questo assisteva a ogni cerimonia sacra; egli riusciva ad assorbire tutta l'energia magica e indirizzarla verso il luogo a cui era diretta. La magia del corvo agisce anche su grandi distanze e con essa si può guarire anche un malato che vive lontano dal luogo in cui ci si trova. Tuttavia, il corvo puniva chi faceva uso di pratiche magiche negative rispedendole al mittente. Questa guida ci aiuta a trovare il coraggio di affrontare il Grande Mistero per trovare le risposte che cerchiamo.

  
 Pollo della prateria - Contatto con il divino

 Il suo nome originale è Greater Prairie Chicken ed è una sorta di gallo cedrone che si trova nelle grandi praterie del nord America. Era oggetto di venerazione e di rispetto da parte di molte tribù native per una sua danza che imita la forma di una spirale, figura sacra di morte e di rinascita. L'energia del pollo della prateria, pertanto, ci aiuta a prendere contatto con il creatore e con la dimensione sacra. Ci fa inoltre riconoscere e capire come ci muoviamo sia nello spazio quotidiano, materiale, sia nello spazio spirituale e le conseguenze dei nostri movimenti.


 Cornacchia - Legge sacra

 Essendo una stretta parente del corvo, anche la cornacchia ha a che fare con i grandi misteri. A differenza del corvo, però, la cornacchia può trasgredire le leggi naturali mutando il proprio aspetto (riesce perfino a trasformarsi in altri esseri viventi) o presenziando in due posti diversi contemporaneamente. In questo volatile convergono luce e oscurità, come anche la verità interiore e quella esteriore, che si fondono in una cosa sola. Per questo è un animale che vive fuori dal tempo ed è guardiana della legge sacra ispirata da Dio (che però non bisogna confondere con dottrine o dogmi appartenenti alle varie religioni). La lezione della cornacchia è essere coerenti con le conoscenze che ci dona questo animale e vivere nella realtà contingente la verità ultima che ci rivela. Farsi guidare dalla cornacchia significa affidarsi al proprio essere più profondo e vivere ogni giorno rivolgendo lo sguardo verso una dimensione ultraterrena. 

  
 Serpente - Evoluzione

 Il serpente è conosciuto non solo per essere un animale minaccioso e misterioso, ma anche per la sua periodica muta della pelle. Questa sua caratteristica lo collega alla concezione di un ciclo di nascita, sviluppo e morte che si replica in eterno. Perciò sono molti i significati veicolati dal serpente, quali la forza della creazione, la sessualità, il mutamento, l'anima e l'immortalità. L'elemento naturale che più corrisponde al serpente è il fuoco, che sul piano materiale si esprime nella passione e nel desiderio fisico, mentre sul piano spirituale eleva l'individuo fino al contatto con il Grande Spirito e alla realizzazione della saggezza. Se il serpente ci appare in sogno significa quindi che è giunto il momento di iniziare un processo di mutamento con il fine di progredire sul cammino della realizzazione del sé.

  
 Balena - Sapienza arcana

 Per i nativi americani la balena è la custode dei segreti della terra fin dalle origini. Lei era presente quando Mu, l'antico continente mitico a ovest delle Americhe, scomparve negli abissi in seguito a una grande catastrofe. I protetti della balena hanno dunque dei sensi molto sviluppati, soprattutto l'udito, e sanno percepire informazioni nascoste contenute nell'universo, oltre a essere in grado di servirsi della telepatia. Nemmeno loro conoscono la fonte delle proprie conoscenze e quindi necessitano di diverso tempo per imparare a sfruttare le proprie capacità.
 La balena può aiutarci a trovare in noi la frequenza originaria, che era comune a tutti i primi esseri viventi. Tale frequenza ha il potere di guarire dalle malattie e di rimetterci in contatto con l'essenza primordiale della terra, indicandoci il sentiero per accedere al nostro significato profondo.
 

 Delfino - Ritmo vitale

 Per un mammifero che vive nell'oceano la respirazione è fondamentale. Il respiro è la forza vitale che collega tra di loro tutti gli esseri viventi e li mette in comunicazione anche con il creatore, il Grande Spirito. Se impariamo a cambiare il ritmo del nostro respiro possiamo entrare in sintonia con gli altri esseri viventi e con altri mondi, saremmo dei ponti e dei tramiti tra il regno umano e la forza divina. Il delfino inoltre ci insegna ad adattare il nostro ritmo per superare più facilmente gli ostacoli e le situazioni spiacevoli che incontriamo nel nostro cammino. L'espirazione ci permetterà di liberarci dai pesi e di superare le difficoltà con gioia e leggerezza.



 Come si può trovare il proprio animale totem?
Le vie sono tante, si possono scrivere i nomi degli animali su un bilglietto e passare all'estrazione, si possono chiudere gli occhi e immaginare di entrare in una caverna che dà su una radura e fare attenzione agli animali che si notano, oppure rispondere alle domande di un questionario, come illustra jolanda Pietrobelli in questo ebook (pp. 58-64).

 Oggigiorno si parla molto di ambiente e di animali, spesso anche per portare avanti campagne elettorali. Altre volte invece si tende a trascurare le persone e a dare più attenzioni agli animali domestici. Ma i nativi americani ci insegnano che la via da adottare è quella dell'equilibrio tra uomo e natura, tra esseri umani e animali. Questo significa che non dobbiamo mai smettere di ascoltare né gli esseri umani, né la natura con le sue creature. Dobbiamo quindi applicare quanto raccomandava Epitteto: "Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà."


 

Fonti:
- OWUSU, Heike, I simboli degli Indiani d'America - L'essenza della tradizione pellerossa, Edizioni Il Punto d'Incontro, Vicenza, 2007, pp. 233-278;
- SPENCE, Lewis, I nativi americani - Miti e leggende (a cura di Jon E. Lewis), Odoya, Bologna, 2014, pp. 25-30; 
- GATTO CHANU, Tersilla, Miti e leggende della creazione, vol. II, Fabbri Editori, Milano, 2001, pp. 489-494;
- PIETROBELLI, Jolanda, I 44 animali di potere [PDF];
Indiani d'America Nativi in "Significato totem animali simbologia".

sabato 18 giugno 2016

Verso il solstizio - Sole e Luna nella mitologia norrena

 Si sta avvicinando, ormai ci siamo quasi. Per molti è un momento fortemente atteso, per altri, amanti del freddo come me, rappresenta l'inizio di un patimento più o meno sopportabile. Sto parlando del solstizio d'estate, che nel nostro emisfero si verificherà tra pochi giorni. Anche se non sono fatta per il caldo dei mesi torridi che seguiranno, devo ammettere che è bello vedere che fuori alle nove di sera c'è ancora luce e che si può cenare ancora illuminati dai raggi del sole.
 Se oggi questo giorno indica che le vacanze si stanno avvicinando, un tempo la sua importanza doveva essere ancora più importante: significava la vittoria della luce sulle tenebre, maggior tempo a disposizione per lavorare nei campi e quindi la possibilità di produrre di più per patire meno la fame. Noi "italiani" (nell'accezione di "abitanti della penisola italiana") eravamo ancora fortunati rispetto alle popolazioni insediatesi nel nord Europa. Sappiamo tutti che in quelle zone il sole fa capolino molto meno spesso e che quindi doveva essere particolarmente atteso e invocato quando ancora non si poteva contare sull'energia elettrica.
 Quale occasione migliore dunque per parlare di Giorno, Notte, Sole e Luna nella tradizione norrena se non il solstizio d'estate? 

P. S. Gli appassionati sportivi, tra cui la sottoscritta, potrebbero addurre una motivazione anche meno "romantica": dopo la sconfitta della Svezia da parte dell'Italia agli Europei di calcio, è ancora più dolce parlare dell'avversario domato in seguito a 90 difficili minuti di lotta. E allora si dia inizio alle danze!

Giorno e Notte

 Sull'origine della divisione tra notte e dì ci sono due versioni. La prima, forse quella più famosa, si rifà al mito cosmogonico in cui Odino, Vili e creano il mondo a partire dallo smembramento del gigante primordiale Ymir. Il mito racconta che le tre divinità presero alcune scintille dal ragno infuocato di Muspellsheim e diedero loro un posto nel firmamento: stabilirono il corso del sole, dando nome alle varie parti del giorno (mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera), decisero ordine e durata delle fasi lunari e posero in cielo le stelle, regolandone il movimento.  In questo modo, dall'opera di Odino, Vili e Vé, ebbe inizio il computo del tempo.


 La seconda versione invece  fa capo a uno dei mondi governato dai giganti, Jötunheimr. Qui abitava un gigante di nome Narfi, che ebbe come figlia Nótt, dalla pelle scura e i capelli corvini, come la sua gente. Nótt ebbe tre mariti e da ciascuno generò un figlio: da Naglfari  ebbe Auðr, da Annarr ("secondo") Jörð ("terra") e infine, da Dellingr ("luminoso") generò Dagr ("giorno"), dall'aspetto fulgido come quello del padre. Come in molte altre cosmogonie, tra cui anche quella greca di Esiodo, anche in questo caso la notte, di cui Nótt è l'evidente ipostasi, precede dunque l'esistenza del giorno, impersonato da Dagr. Fu ancora Odino a fornire a madre e figlio due carri con rispettivi destrieri: il cavallo di Nótt si chiama Hrímfaxi ("criniera di brina") e la bava che gli bagna il morso altro non è che la rugiada che cade sulla terra durante la notte; il cavallo di Dagr è invece Skinfaxi ("criniera lucente"), che illumina la terra con lo splendore dei suoi crini.   




Sole, Luna e i loro carri

 Nel mito citato in precedenza non si parla di nessuna divinità associata agli astri, si dice solamente che furono Odino, Vili e Vé a dare ordine ai corpi celesti ai primordi.  Nell'Edda di Snorri invece si fa riferimento a un'altra leggenda, che ha per protagonisti degli esseri umani. Il nome del nostro uomo è Mundilfœri, il quale aveva due figli bellissimi, tanto che pensò di chiamare Máni il ragazzo e Sól la fanciulla, esattamente come gli astri del cielo (ricordiamo che per le popolazioni germaniche il sole è un'entità femminile e la luna è maschile).
 Ovviamente gli dèi non videro di buon occhio l'arroganza dell'uomo, che aveva osato paragonare i suoi figli a degli esseri celesti, così decisero di rapire i due giovani per metterli alla guida di due carri, preposti alla guida degli astri di cui portavano il nome. A Sól fu dunque affidato il carro del sole, trainato dai cavalli Árvakr ("[colui che] si sveglia presto") e Alsviðr ("tutto ardente"). Sotto le scapole dei destrieri vi sono dei mantici di ferro, che servono per rinfrescarli. Lo scudo Svalinn è invece posto davanti al sole per evitare che la stella infiammi e distrugga la terra con il suo potente calore. 



 D'altra parte Máni divenne il cocchiere del carro lunare, con il compito di governare il movimento e le varie fasi del satellite aiutato da due fanciulli, Bil e Hjúki, rispettivamente sorella e fratello, figli di Viðfinnr. Come Máni e Sól, anche Bil e Hjúki furono vittime di un rapimento, stavolta perpetrato presso il pozzo Byrgir dallo stesso Máni, il quale era alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarlo a dirigere le fasi lunari. Da quel momento, Hjúki è identificato con il fenomeno benefico della luna crescente, mentre Bil impersonifica la luna nella sua fase calante, ritenuta al contrario di cattivo auspicio. La vicenda di Bil e Hjúki costituirà l'ispirazione per la popolare filastrocca inglese che vede come protagonisti i due fratellini Jack e Jill, che nella traduzione italiana si chiameranno Cecco e Gina:
Jack and Jill went up the hill
to fetch a pail of water;
Jack fell down, and broke his crown,
and Jill came tumbling after.
Cecco e Gina vanno al pozzo
che sta in cima alla collina.
Cade Cecco, cade il secchio,
dietro a lor rotola Gina.
Then up Jack got, and home did trot,
as fast as he could caper.
They put him to bed, and plastered his head,
with vinegar and brown paper.
Quando a casa ritornò,
Cecco al letto si ficcò
e con un impiastro in testa
passò a letto anche la festa!



 Il percorso dei due carri, però, non è senza insidie; sia Sól che Máni sono insidiati nella loro corsa da due lupi, figli del temibile Fenrir, colui che mozzò la mano a Tyr (cfr "Tyr - La guerra e la giustizia" in questo blog): Skoll insegue Sól, Hati invece perseguita Máni. Gli inseguimenti cesseranno nel giorno del Ragnarök, quando Skoll e Hati divoreranno infine le loro prede, decretando la fine del mondo che conosciamo. Ma non tutto è perduto, perché Sól ha una figlia che le succederà nel medesimo compito dopo di lei.



Simbolismo della Luna e del Sole nella tradizione norrena

 Gli astri del cielo sono da sempre legati a una forte simbologia, molte volte condivisa da popolazioni differenti. Non ci sarà da stupirsi quindi se alcune caratteristiche che riporteremo qui relative alla tradizione norrena sono ravvisabili anche in altre aree culturali.

 Iniziamo con il dire che il nome nordico della luna, máni appunto, risale alla radice indoeuropea *MĒ, che significa "misurare". Questo perché è il corpo celeste che, con i suoi ritmi e le sue fasi scandisce la vita degli uomini, essendo collegata a fenomeni come le maree e le piogge. Essa possiede dunque una forza magica, in grado di influenzare la vita del mondo intero. Questa forza però è sempre "misurata" e controllata, centellinata nelle varie fasi che sono cicliche: la magia della luna è che nasce, cresce, decresce e muore ciclicamente, senza mai scomparire in modo definitivo.
 All'aspetto misuratore della luna fanno riferimento diversi testi della tradizione norrena, alcuni dei quali alludono anche all'impiego di un calendario lunare e anche alla curiosa invocazione dell'astro contro la rabbia, per dominare l'eccesso imponendogli un ritmo. Il famoso cronista Tacito informa inoltre che i Germani erano soliti convocare l'assemblea in relazione al ciclo della luna e Cesare afferma che il culto della luna era l'unico praticato insieme al culto del sole e del fuoco. Non bisogna infine dimenticare che il nome di "lunedì" deve la propria etimologia alla luna: il danese, lo svedese e il norvegese måndag derivano dall'antico nordico mánadagr.
 Tuttavia, la luna che rischiara le tenebre favorisce anche l'azione delle forze malvagie e demoniache, o anche semplicemente soprannaturali. Come non ricordare infatti i lupi mannari, che si rivelano nelle notti di luna piena, o le danze degli elfi, che si tengono proprio alla luce pallida della luna? Nella mitologia norrena spesso le azioni depravate sono coperte dal chiarore debole di questo corpo celeste.



 Al contrario della luna, il sole costituisce con la sua luce potente la più forte difesa contro i demoni dell'oscurità. I nani e le streghe restano pietrificati se esposti ai raggi del sole e viene fatto notare che le streghe praticano la loro magia seguendo il corso inverso del sole. Non è un caso dunque che i defunti e i demoni risiedano al Nord, punto opposto al Sud, dove invece il sole sprigiona la sua massima potenza. Sono ambasciatori della luce solare anche gli eroi e le figure mitologiche incaricate di sconfiggere le forze delle tenebre, tra le quali troviamo le Valchirie. 
 Si può quindi comprendere il motivo per cui il culto del sole era molto diffuso in Scandinavia. Esistono reperti che lo testimoniano risalenti all'età del bronzo e in seguito anche Cesare riferisce la presenza di tale culto. Esso persistette addirittura in epoca cristiana, poiché la popolazione era profondamente legata all'adorazione del disco solare; Snorri riferisce che il re Olafr il Santo dovette invitare dei contadini pagani a volgersi verso oriente per parlare della venuta di Dio nel mondo.  




 Era da tempo che non mi occupavo di mitologia, in particolare di quella nordica e ogni volta resto preda del fascino smisurato che questa sprigiona. Trovo che l'epicità e la solennità dei miti nordici sia unica, insieme a una buona dose di oscurità, dovuta al destino tragico che ci attende nel giorno del Ragnarök.
 Del resto, ogni mito riesce a compiere la stessa magia: alla fine ti convince e ci credi davvero. Ed ecco che nel cielo vedi i carri di Máni e Sól e che il solstizio non è più solo un cambio di stagione, ma la vittoria, per una volta, della luce sull'oscurità.


Fonti:
- CHIESA ISNARDI, Gianna, I miti nordici, Longanesi, Milano, IX edizione luglio 2014, pp. 55-56, 68-71.

sabato 31 ottobre 2015

Il Día de Muertos - La risposta messicana ad Halloween

 Anche quest'anno arriva la fine di ottobre. È strano come in questo periodo, nonostante impegni vari, mi ritrovi comunque a scrivere sul blog. C'è qualcosa in questo periodo dell'anno che inesorabilmente mi attrae, qualcosa che forse non è visibile agli occhi. Ma ogni anno io sento l'esigenza di meditare, con l'arrivo di una stagione che non a caso aiuta l'introspezione. E l'occasione di solito si presenta in concomitanza con le festività imminenti del 1 e 2 novembre. Sicuramente non sono tra le festività più attese o celebrate da noi in Italia, ma io invece le trovo particolarmente coinvolgenti, perché possiedono una portata spirituale che secondo me è unica. Ecco perché, se l'anno scorso ho parlato delle origini celtiche della festa di Halloween (cfr. "Samain, ovvero Halloween" in questo blog), quest'anno voglio dedicare il post al Día de Muertos che si celebra in Messico nei primi due giorni di novembre e che è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità nel 2003.



La concezione della morte nella Mesoamerica

 Prima di addentrarci nella festività vera e propria, è opportuno fare una breve digressione sulla concezione che le popolazioni mesoamericane avevano riguardo alla morte. Come nel resto del mondo, anche in America centrale la morte era vista come un momento emblematico nella vita dell'uomo. Essa, più che la fine della vita, costituiva un passaggio necessario per rinascere in un'altra vita, in una sorta di aldilà amerindio. 
 A questo proposito, occorre precisare che i concetti occidentali di inferno e paradiso presso queste popolazioni non sono collegati alla morale; infatti, la destinazione dei defunti non era determinata dalla condotta, ma dal tipo di morte subita. I seguenti luoghi che nomineremo sono tipice della tradizione religiosa azteca.

 Un primo esempio di regno oltremondano è il Tlalocan, il "paradiso di Tlaloc", dio della pioggia. Chiunque moriva in circostanze dove fosse presente l'acqua (gli affogati o chi era colpito da un fulmine), i bambini sacrificati a Tlaloc o chi era affetto da malattie riconducibili all'acqua (come la scabbia, l'idropisia, la gotta, ecc.) dopo la morte riposava qui, in un regno tranquillo e prospero. I morti destinati a Tlaloc non venivano cremati, come si era soliti fare, ma venivano sepolti, come dei semi che dovessero germogliare.  



 Un'altra destinazione possibile per i defunti era Omeyocán, il paradiso del sole, dove regnava il dio Huitzilopochtli, protettore della guerra. Qui dunque arrivavano i morti in battaglia, i prigionieri sacrificati e anche le donne morte di parto. Tale momento, nella vita di una donna azteca, era infatti cosiderato al pari di una battaglia e le donne erano importanti quanto i guerrieri in queste circostanze. Ecco perché chi moriva di parto veniva sepolta nel cortile del palazzo, per permetterle di accompagnare il sole nel suo percorso dallo zenit fino a ponente, in cui l'astro iniziava il suo cammino occulto. Sicuramente dimorare nell'Omeyocán era un privilegio; in questo regno vi erano sempre feste, canti e balli per onorare il sole. Inoltre, i defunti dell'Omeyocán dopo quattro anni tornavano sulla terra nelle sembianze di uccelli dalle piume variopinte. Possiamo dire quindi che tra gli Aztechi (o Mexica) la morte lasciava spazio anche a un sentimento di speranza e di gioia, poiché vi era la possibilità di accompagnare il sole durante il suo corso quotidiano e di tornare tra i vivi.



 Un destino totalmente diverso aspettava invece chi moriva di morte naturale, che si dirigeva verso Mictlán, il regno di Mictlantecuhtli e Mictecacihuatl, il signore della morte e sua moglie. Prima di giungervi, però, per quattro anni le anime dei morti dovevano attraversare diversi luoghi per poi arrivare a Chicunamictlán, dove potevano finalmente riposarsi e dissolversi. Per aiutare il defunto in questo cammino tortuoso, insieme al corpo veniva seppellito anche un cane di razza xoloitzcuintle, che avrebbe aiutato il morto ad attraversare un fiume per arrivare al cospetto di Mictlantecuhtli. Il defunto doveva donare al signore della morte delle fiaccole, del profumo, cotone, fili colorati e coperte. L'offerta veniva ricompensata in seguito con il dono al morto di quattro frecce e quattro fiaccole legate con filo di cotone. 



 Ai bambini era riservato un luogo speciale, chiamato Chichihuacuauhco, dove cresceva un albero prodigioso, dai cui rami gocciolava latte per alimentare i piccoli. I defunti giunti in questo posto in tenera età sarebbero rimasti fino alla distruzione degli abitanti che risiedevano sulla terra. Una volta eliminata la generazione precedente di terrestri, i bambini sarebbero tornati sul pianeta per ripopolarlo.







 Tra i Maya, invece, era diffusa la credenza nel regno dell'inframondo di Xibalbá. Come per gli Aztechi, anche per i Maya il defunto doveva superare un fiume con l'aiuto di uno xoloitzcuintle per arrivare a destinazione. Anche in questo caso, dunque, il defunto era sepolto con un cane senza pelo.  

 Oltre ai cani, però, le popolazioni amerindie avevano l'abitudine di seppellire con il defunto oggetti vari, che erano stati utilizzati dal morto nel corso della propria vita e che gli sarebbero stati necessari anche nella nuova: strumenti musicali di terracotta, sculture delle divinità dell'oltretomba, incenso, teschi di giada e altri materiali, ecc. All'idea di morte, quindi, era strettamente associata quella di vita, in un dualismo che reggeva l'equilibrio del cosmo amerindio.  
 
 Le radici precolombiane

 La celebrazione di una festività in commemorazione dei defunti era presente nell'area mesoamericana già prima dell'arrivo dei coloni spagnoli. Culti in onore della morte erano presenti presso varie civiltà amerindie, come Maya, Aztechi, Purepecha e Totonaca.
 La festività che in seguito sarebbe stata incorporata alla pratica cristiana dell'Ognissanti si celebrava durante il nono mese del calendario azteco che corrispondeva grosso modo al mese di agosto. Per circa trenta giorni la dea Mictecacihuatl, la "Signora della Morte", presiedeva ai rituali in onore dei bambini e dei parenti passati a miglior vita. Con l'avvento dei coloni europei la data di questa festa venne fatta coincidere con il giorno dell'Ognissanti per facilitare la conversione dei nativi al cattolicesimo.

 Ma oltre a questa vi erano altre ricorrenze volte a commemorare i defunti. Una di queste per esempio era Miccailhuitontli, che iniziava il 16 luglio (nel mese azteco di Tlaxochimaco) e che era dedicata ai defunti in tenera età. Il taglio dell'albero di xócotl dava inizio ai festeggiamenti: si toglieva la corteccia e tutti provvedevano a decorare l'albero con fiori. Inoltre, per 20 giorni si presentavano offerte sacrificali all'albero.

 Nel decimo mese del calendario azteco, nel giorno corrispondente circa al 5 di agosto,  si celebrava la festa dei defunti adulti, chiamata Ueymicailhuitl. In occasione di questa festività si svolgevano delle processioni che avevano come meta l'albero di xócotl e la gente girava intorno alla pianta. I rituali erano accompagnati da sacrifici umani, banchetti e danze. Il momento culminante della festa era quando dei giovani dovevano arrampicarsi in cima all'albero per togliere un'immagine realizzata con la pianta di amaranto che era stata posta in precedenza sulla sommità dello xócotl. Una volta tolta l'immagine, la festa era finita e l'albero veniva abbattuto. Durante i giorni di Ueymicailhuitl la popolazione era solita erigere dei piccoli altari in onore dei propri defunti, che costituiscono gli antenati degli attuali altari.

 Il culto attuale

 Con l'arrivo degli spagnoli nel territorio messicano, la religione cattolica dei conquistatori e le usanze preesistenti delle popolazioni locali si mescolarono e diedero vita a uno degli esempi più interessanti di sincretismo religioso: il Día de Muertos.
 I festeggiamenti si celebrano il 1° e il 2 novembre, coincidenti rispettivamente con le festività cattoliche di Ognissanti e del giorno dedicato ai defunti. Durante questi giorni i messicani aspettano che le anime dei loro cari passati a miglior vita ritornino sulla terra per celebrare con loro la ricorrenza. Quindi, a differenza di Halloween, in questo caso le anime dei defunti non sono percepite come una minaccia e il loro ritorno momentaneo sulla terra rappresenta un'occasione da festeggiare. Il primo giorno di novembre è dedicato alle anime dei bambini, mentre durante il secondo sono le anime degli adulti che fanno visita ai vivi.
 I segni per celebrare questo evento sono diversi. Innanzi tutto, un elemento imprescindibile è rappresentato dalle offerte di cibi che il defunto prediligeva in vita, accompagnati dalle calaveritas, dei dolci di zucchero dalla forma di teschio. Le famiglie portano le loro offerte alle tombe dei loro cari e le decorano con ghirlande di fiori oppure, se il luogo della sepoltura è difficile da raggiungere preparano veri e propri altarini con la foto del defunto, allestiti sempre con dolci, frutta, le calaveritas e fiori variopinti. Nelle decorazioni non possono mancare candele, ceri e incenso, che hanno lo scopo di aiutare l'anima del defunto a trovare la via del ritorno. Per quanto riguarda i fiori, se in Italia sono i crisantemi a farla da padrone, in Messico spopolano i cempasúchil, conosciuti da noi con il nome di tageti. Questo perché presso le antiche civiltà mesoamericane il giallo era il colore della morte e le tonalità vivaci dei tageti evocano il simbolismo amerindio. Un altro dolce tipico di questa ricorrenza è il cosiddetto pan de muerto, che di solito ha una forma rotonda, è coperto di zucchero e ha delle decorazioni che somigliano a ossa. Infine, bisogna ricordare che le calaveritas, oltre a essere dolci di zucchero, sono anche dei brevi componimenti in rima di tono umoristico che hanno come tema principale la morte, probabilmente con l'intento di esorcizzarla. Anche La Catrina, uno scheletro vestito con abiti degni di una signora dell'alta società, testimonia la volontà di sdrammatizzare tutto ciò che è legato alla morte.    



 Tutti gli uomini temono la morte, ma ogni cultura la celebra in un modo diverso. Forse questa può essere l'occasione per smettere di vedere questo avvenimento solo come qualcosa di terribile e spaventoso. Oggi i messicani ci insegnano che alla tristezza di una perdita segue sempre la gioia del ritrovo e del ricongiungimento, anche se momentaneo. Perché la morte non è solo fine, è anche un nuovo inizio.      



Fonti: