martedì 7 agosto 2018

Selene, Artemide ed Ecate - Le tre facce della Luna nella Grecia antica

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?


[Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia]



 L'incipit della meravigliosa poesia di Giacomo Leopardi introduce l'argomento di questo post: la luna. Si tratta di un astro che ha sempre affascinato gli uomini di ogni tempo, che l'hanno contemplata per millenni nel cielo. E anche noi ultimamente lo abbiamo fatto in occasione dell'eclissi dello scorso 28 luglio che ha tinto la luna di un colore rossastro per un paio d'ore per poi farla ritornare allo stato solito. Mentre avevo il mio naso puntato verso l'alto riflettevo sul significato che un fenomeno come questo avrebbe avuto nell'antichità, quando tutto veniva ricondotto ai disegni degli dèi. Da questo nasce la ricerca del simbolismo generale della luna e la volontà di approfondire le divinità connesse con questo satellite, iniziando dalla nostra cultura classica.




  Simbolismo della luna

 Calante, crescente, nuova, piena...la luna è un astro che cambia in continuazione. Le sue famose fasi, cicliche e regolari, sono state di notevole aiuto per l'uomo che aveva necessità di misurare il tempo. Per questo molti dei primi calendari erano lunari. Bisogna sottolineare, infatti, che la luna riunisce in sé molti fenomeni differenti: maree, piogge (e di conseguenza i cicli della vegetazione), ecc. fino ad arrivare a identificare nelle sue fasi anche la fecondità femminile (in media del resto un ciclo femminile dura circa 28 giorni, come quello lunare) e la vita umana. Del resto, come gli uomini, anche la luna nasce, cresce e muore, con la sola differenza che dopo l'ultima fase, quella della luna nuova, essa risorge e riprende daccapo il proprio percorso. Dunque il principale simbolismo lunare è legato allo scandire dei ritmi biologici non solo della natura, ma anche dell'uomo. 

 Proprio perché la luna riduce a un'unica matrice gli elementi dell'universo, essa viene accostata alla concezione del destino. Se infatti quest'astro governa le piogge, la vita della vegetazione e dell'uomo, può essere vista come colei che tesse i destini degli esseri viventi e che "misura" il loro tempo.

 Come astro misuratore del tempo per eccellenza, la luna porta con sé l'idea anche del cambiamento. Il suo stato in perenne trasformazione ci mostra la coesistenza dei contrari: luce-oscurità (luna piena vs. luna nuova), mondo inferiore delle tenebre - mondo superiore della luce (luna calante vs. luna crescente). 

 Il passaggio tra queste varie fasi però non è indolore, specialmente durante le ere buie. Non bisogna dimenticare che la stessa luna è soggetta a una "morte" ciclica, quando sparisce dal cielo. In questo senso la connessione tra la luna e la morte è molto stretta, come quella con le energie irrazionali e le attività notturne, considerate un tempo malefiche perché legate alla sfera del mistero e dell'occulto.

 Ma la morte della luna non è mai definitiva: ogni volta riappare in cielo, suggerendo che esiste una vita al di là di quella terrena. Questa sua capacità di rigenerazione la assimila anche ai riti di iniziazione, dove il neofita muore simbolicamente per rinascere in una nuova condizione. Inoltre, la rinascita dell'astro dona speranza all'uomo e gli permette di valorizzare i momenti negativi e bui, ai quali seguirà la luce. Infatti, presiedendo oltre alla morte anche alla fecondazione e alla vita, il simbolismo lunare acquisisce un valore consolatorio, che ricorda che dopo le disgrazie seguono avvenimenti più propizi. 

 Riassumendo con le parole di Eliade, "la luna rivela all'uomo la propria condizione umana", nel senso che guardando a essa l'uomo misura il proprio tempo, paragona la sua vita a quella del satellite, che è piena di luci e ombre, di sofferenze e di riscatti. Per questa ragione la presenza della luna e il suo simbolismo restano tra i più importanti e diffusi in tutte le culture arcaiche.  

 Selene, la prima dea lunare

 Originariamente nell'antichità greca la Luna era impersonata da Selene, sorella di Elios, il Sole. I racconti che riguardano questa divinità sono tutti legati ai suoi amori. 

 L'inno omerico a lei dedicato afferma che si unì con Zeus e generò Pandiala quale può essere considerata una personificazione del plenilunio dall'etimologia del nome, che significherebbe "tutta splendente" o "tutta chiara".

 Un altro racconto narra che Selene ebbe una relazione più o meno intenzionale con l'oscuro dio Pan, tanto brutto quanto la dea era bella e luminosa. Una versione vuole che Selene fosse attratta dall'oscurità e si unisse in maniera consenziente con Pan, mentre secondo un'altra variante l'oscuro dio dovette camuffarsi e indossare il manto di una pecora affinché Selene gli salisse in groppa e gli procurasse l'amplesso. Quest'ultimo episodio deriva probabilmente da un rito orgiastico che si teneva al chiaro di luna nella notte di Calendimaggio, in cui la regina della festa cavalcava un maschio per poi unirsi a lui in un rapporto sessuale.

 Probabilmente però il mito più conosciuto che riguarda Selene è quello del suo amore per Endimione, un affascinante pastore dell'Asia Minore. La storia narra che Selene trovò Endimione addormentato in una grotta (infatti il nome del pastore significa letteralmente "colui che dimora dentro", "il dentro") e se ne innamorò perdutamente. La dea lo baciò sugli occhi e i due furono rapiti da un amore talmente travolgente che generarono cinquanta figlie. Per evitare la morte dell'amato, Selene chiese a Zeus che egli potesse dormire un sonno eterno per amarlo nella sua giovinezza per sempre. 
 Tuttavia, riguardo al sonno perpetuo di Endimione ci sono versioni discordanti con quella esposta: secondo una fu lui stesso a chiedere di dormire per l'eternità, mentre un'altra afferma che il sonno fu una punizione di Zeus per aver mancato di rispetto a Era.

 Secondo la simbologia lunare e le storie che si narrano su Selene, possiamo dire che questa dea potrebbe associarsi all'aspetto della fertilità e della fecondità, dato che la caratteristica dominante è la passione e la generazione di figli.




 Artemide, la vergine selvatica

 Una figura ben più complessa della mitologia greca dagli attributi lunari è Artemide, conosciuta in epoca romana come Diana. Si tratta della sorella gemella di Apollo, nata dall'unione tra Zeus e Latona (detta anche Leto), raffigurata sempre con arco e frecce, come il fratello. Questa dea, di probabile origine cretese, è l'incarnazione della natura incontaminata, selvatica, che suscita un misto di inquietudine, mistero e attrazione per l'uomo. Così è anche Artemide, vergine sacra e sfuggente che ammalia gli uomini proprio perché li rifiuta.

 Artemide è una divinità molto gelosa della propria verginità e non transige nemmeno su quella delle ninfe o fanciulle umane a lei devote. Ne è un esempio la storia di Callisto, figlia del re Licaone che faceva parte del seguito della dea e che nonostante il voto di castità venne sedotta da Zeus. Quando Artemide si accorse della gravidanza di Callisto mentre facevano il bagno, la sua punizione fu terribile: trasformò la fanciulla in orsa e le scatenò contro i cani. Fortunatamente Zeus intervenne prima che i cani la sbranassero e condusse Callisto in cielo, ponendo la sua immagine tra le stelle.
 Un'altra versione del mito però racconta che fu lo stesso Zeus a trasformare Callisto in orsa per farla sfuggire all'ira di sua moglie Era, e che questa avesse chiesto ad Artemide di darle la caccia. Ciò che non varia nelle due versioni del mito è la trasformazione in orsa della fanciulla, che si ricollega forse al fatto che le giovani a servizio di Artemide dai nove anni fino al matrimonio erano appunto chiamate "orse". Altri elementi invariabili nelle diverse narrazioni sono l'assunzione al cielo di Callisto nella costellazione dell'Orsa Maggiore e la nascita di suo figlio, Arcade, che divenne capostipite degli Arcadi che si insediarono nell'omonima regione. 

 Il mito appena narrato sottolinea un'altra delle caratteristiche di Artemide, ossia la vendicatività verso chiunque le manchi di rispetto. A riguardo sono numerose le storie che mostrano come questa divinità potesse diventare terribile se fatta infuriare. Una delle più celebri è quella di Atteone, abile cacciatore figlio di Aristeo. Costui un giorno, mentre cacciava, posò inavvertitamente gli occhi sul corpo nudo di Artemide che stava facendo il bagno in un fiume e si fermò a guardarla. In seguito egli si vantò con alcuni amici che la dea gli si era mostrata nuda senza alcun pudore ma Artemide, appresa la notizia, lo tramutò in cervo e i cani da caccia di Atteone, incapaci di riconoscere il padrone sotto le nuove spoglie, lo sbranarono.  
 In questo racconto Graves rintraccia connessioni con un culto pre-ellenico del cervo, in cui il re era destinato a governare quindici mesi (la metà di un Grande Anno) per poi essere fatto a pezzi alla scadenza del suo termine al fine di lasciare il regno al proprio successore. Tali riti sono rintracciabili anche nella tradizione celtica, oltre a quello praticato fino al I secolo d. C. in cui un uomo travestito da cervo veniva inseguito e ucciso sul monte Liceo in Arcadia. Inoltre, in questo mito compaiono altre figure chiave nella rappresentazione figurativa di Artemide, spesso accompagnata da cervi o levrieri.

 Un altro episodio importante sulla vendicatività di Artemide vede come protagonista Agamennone, figlio di Atreo, il quale aveva offeso la dea uccidendole una cerva sacra (o, secondo altre fonti, vantandosi di essere più abile di lei nella caccia o ancora di non aver mantenuto la promessa di sacrificarle l'agnello più bello del suo gregge). Quando Agamennone radunò la flotta greca ad Aulide per partire alla volta di Troia, Artemide bloccò le navi con venti contrari. A quel punto l'indovino Calcante individuò la soluzione per placare l'ira della dea: Agamennone doveva sacrificare ad Artemide la sua figlia più bella, Ifigenia. L'Atride acconsentì, ma fu Artemide stessa a salvare Ifigenia dalla morte avvolgendola all'ultimo momento in una nuvola e sostituendola con una cerva. La dea condusse Ifigenia in Tauride (Crimea), dove ne fece una delle sue sacerdotesse. Tuttavia, nonostante il tentativo di riappacificazione con la divinità, la sorte di Agamennone fu terribile: venne tradito dalla moglie Clitennestra, la quale cospirò con l'amante Egisto per assassinare il marito e prendere il potere su Micene. Alcuni sostengono che questo destino tragico sia dovuto proprio alla vendetta di Artemide. 

 Nonostante l'indiscutibile permalosità e intransigenza, Artemide sapeva dimostrarsi molto benevola con chi rispettava i suoi valori. È il caso di Britomarti, "la dolce fanciulla" considerata da alcuni un doppio di Artemide o una ninfa al suo servizio, che teneva al guinzaglio i cani della dea. La sua avvenenza fece breccia nel re di Creta Minosse il quale, innamorato pazzo di Britomarti, la inseguì invano per nove mesi tra i boschi e i territori brulli dell'isola. Quando Britomarti sentì che Minosse stava per raggiungerla, si gettò in mare da un'alta rupe, riuscendo fortunatamente a salvarsi grazie a delle reti da pesca che tra l'altro lei stessa aveva inventato e donato all'umanità. Artemide, vista la coerenza della fanciulla, la fece diventare una dea, detta Dittinna, che etimologicamente si ricollega alla parola greca che indica la rete.

 Questo racconto, oltre all'episodio già citato del salvataggio di Ifigenia, mostra l'attitudine protettiva di Artemide nei confronti di tutte le donne vergini esposte alla concupiscenza, spesso violenta, degli uomini. Questa divinità era inoltre protettrice delle partorienti, alle quali faceva lei stessa da ostetrica. Già in occasione della sua nascita, infatti, Artemide aveva aiutato la madre Latona a dare alla luce Apollo, suo gemello, nato dopo di lei.

 In tutto ciò quali sono gli attributi lunari di Artemide?
Innanzi tutto va detto che "Artemide" era un appellativo della triplice dea-Luna e che il suo arco d'argento da cacciatrice simboleggia la luna crescente, poiché la vergine era il membro più giovane di tale trinità. 
 Inoltre, Artemide incarna tutti i contrasti e gli aspetti precedentemente associati al simbolismo lunare: patrona della natura, protettrice delle vergini e delle partorienti, ma anche spietata dispensatrice di morte e vendetta attraverso i suoi dardi infallibili. La coesistenza di aspetti di morte e fecondità, vendetta e benevolenza fanno di questa divinità la rappresentazione del carattere mutevole e femminile della luna.



Ecate, la dea oscura

 Se Selene è associata al plenilunio e Artemide alla luna crescente, Ecate si può ricollegare alla fase della luna nuova, ossia al momento in cui la luna è totalmente oscura. Si tratta della fase della morte della luna, che percorre il mondo dell'oltretomba in cui regna questa divinità. Ecate era infatti una divinità infernale originaria dell'Asia Minore che poi venne esportata in Grecia e venerata in una triade insieme ad Artemide e Demetra, dea della terra. Nella sua Teogonia, Esiodo la vuole figlia di Perse e Asteria, della stirpe dei Titani, ma nel resto della tradizione poetica Ecate è individuata come figlia di Zeus, o ancora del Tartaro o di Aristeo.

 Come tutte le divinità infere, in Ecate dominano attributi oscuri, che la ricollegano alla sfera degli incantesimi, delle evocazioni e dei fantasmi. Per questo anche dopo la fine del paganesimo, questa divinità rimase legata alla magia e alla stregoneria. A lei infatti maghi e streghe sacrificavano agnelli e cani neri. I suoi altari, oltre che nelle case, venivano eretti nei trivi e nei quadrivi, da cui le venne l'appellativo "Trivia".


 La particolarità di Ecate è che veniva rappresentata con tre corpi e tre teste per ricordare le sue attribuzioni: celeste (associata ad Artemide), terrestre (identificata con Demetra) e ctonia (la stessa Ecate, divinità del mondo sotterraneo). Oltre a quella citata, Ecate fa parte di diverse altre triadi divine, come quella con Demetra e Persefone o Artemide e Afrodite. Questa raffigurazione inusuale ci permette di individuare in Ecate una divinità che governa tutti e tre i regni (cielo, terra e oltretomba) che è in grado di volgere i destini dei suoi eletti in modo positivo, se opportunamente venerata. Infatti nonostante il suo lugubre ruolo e l’associazione con la stregoneria, però, Ecate non è solo la regina della morte, ma ha anche il potere di regolare le nascite di uomini, animali e piante e di soddisfare o meno i desideri dell’umanità.

 Quest'ultimo aspetto avvicina Ecate all'immagine della luna come tessitrice dei destini degli uomini, come astro notturno e misterioso che però sovrintende alle nostre vite.







 Era inevitabile che un astro tanto importante desse luogo a una simbologia altrettanto complessa. La luna permeava ogni aspetto della vita dell'uomo, che spesso la fissava per capire se lo aspettava un lieto evento o una sciagura. 
 Ora abbiamo perso l'abitudine di alzare gli occhi al cielo per contemplarla, solo un evento straordinario come la recente eclisse ha portato la nostra attenzione su di lei, sempre filtrata però attraverso una spiegazione scientifica del fenomeno. Il progresso e le nostre faccende personali troppe volte ci tolgono il piacere di contemplare il cielo con la poesia degli antichi.
 Non occorre tornare alla superstizione o agli dèi antichi, basterebbe solo fermarsi un momento, alzare il nostro sguardo e restare in silenzio ad ammirare la bellezza che ci sovrasta. Perché solo recuperando lo stupore e la meraviglia di fronte alle cose quotidiane possiamo renderci conto di quanto sono grandi.    


    
      

Fonti:

- voce "Luna" in CHEVALIER, Jean, GHEERBRANT, Alain, Dizionario dei simboli: miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Vol. II, Bur Rizzoli, Milano, 2011, pp. 44-48;
- ELIADE, Mircea, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino, 2016, pp. 138-168;
- CERINOTTI, Angela, Atlante dei miti dell'antica Grecia e di Roma antica, Demetra, Colognola ai Colli (VR), 1998, pp. 50-51, 160-165, 328; 
- GRAVES, Robert, I miti greci, Longanesi, Milano, 2016, pp. 72-75;
- voce "Artemide" in Mitologia e...dintorni;
- voce "Ecate" in Mitologia e...dintorni;
- voce "Endimione" in Mitologia e...dintorni;
- voce "Selene" in Mitologia e...dintorni.


Nessun commento:

Posta un commento