domenica 9 febbraio 2014

Leonardo da Vinci e il gigante Argo

 Incredibile ma vero, domenica 25 gennaio 2014 ho finalmente potuto prendermi una pausa dopo un periodo piuttosto intenso, così il mio ragazzo ha pensato bene di portarmi a Milano, al Castello Sforzesco. 

 È proprio vero che si impara ad apprezzare quello che si ha solo quando si perde o si sta lontani per un po'. Negli anni dell'università Milano non mi è mai piaciuta, con tutta quella gente sempre a correre e a sgambettare senza guardare dove mette i piedi. Ora invece, che non frequento più tanto spesso la metropoli, confesso che mi manca. Le volte che ho avuto occasione di tornarci, ho scoperto in quella città che prima mi sembrava solo caos e inquinamento degli angoli veramente unici. Rivedendo il Castello, ho pensato a quante volte sono passata di fianco a tante bellezze senza fermarmi ad ammirarle. E solo ora inizio ad apprezzare la vicinanza a una metropoli dinamica, che organizza molti eventi importanti.

 Tra questi c'era anche una piccola mostra gratuita su Leonardo, riguardante principalmente il Codice Trivulziano, che raccoglie tutti gli scritti risalenti al periodo in cui quest'uomo geniale ha vissuto a Milano. Il Codice è stato completamente digitalizzato e si potevano sfogliare le pagine senza correre il rischio di disintegrarle. È stata un'emozione vedere da vicino la scrittura e gli studi di quest'uomo straordinario, che ha fatto discutere generazioni e generazioni di scienziati e intellettuali. Per non farsi mancare nulla, infatti, l'altra parte della mostra era dedicata agli scritti degli intellettuali su Leonardo da Vinci nei secoli successivi alla sua morte. 

 Senza farlo apposta, ecco che anche qui la mitologia mi ha seguito e braccato con le sue innumerevoli storie tramandate a voce da millenni. Nella piccola sala semioscura dov'era allestita la mostra, infatti, capeggiava questo affresco:



 Nel preciso istante in cui mi sono voltata a guardarlo, è comparso un gruppo di turisti accompagnati da una guida, che ha iniziato a spiegare il soggetto ritratto dall'immagine. A causa del tono basso della guida e della mia posizione sfavorevole, non sono riuscita a captare tutto. Sentivo solo Argo...Giunone...Giove...Mercurio ha ucciso Argo...
 Per fortuna lì vicino c'era un foglio su cui erano scritte notizie sull'affresco e sul misterioso soggetto privo di testa. La storia era interessante, così non ho perso tempo e mi sono documentata sui protagonisti della storia che avevo afferrato solo in parte.

 Gli studiosi sono tutti d'accordo nell'identificare nella figura acefala un personaggio della mitologia greca di nome Argo. Si trattava del figlio di Agenore e di Gea, un essere gigantesco famoso per avere svariate paia di occhi (la maggior parte delle fonti parlano di un centinaio di occhi), che faceva riposare a turno, in modo che nulla potesse passare passargli inosservato. Grazie alla sua forza straordinaria, Argo aveva liberato l'Arcadia da un toro mostruoso e da un satiro che faceva razzia del bestiame e uccise anche Echidna, un mostro che aveva per metà un corpo di donna e per metà di serpente, che divorava i passanti.

 Il povero Argo, però, doveva ancora fare i conti con i vizi del padre degli dèi Zeus, rinomato donnaiolo olimpico. Il dio del tuono, infatti, si era invaghito della ninfa Io e, per sottrarla alle grinfie della moglie infuriata Era, la tramutò in una giovenca. Ma la dea, che presentiva il tradimento del marito, riuscì a ottenere in dono la giovenca-Io, la legò a un ulivo e pose a sorvegliarla proprio il gigante Argo. Era non poteva servirsi di un guardiano migliore, poiché Argo non dormiva mai: se cinquanta dei suoi occhi si chiudevano durante la notte, gli altri cinquanta rimanevano vigili fino all'alba del giorno seguente.
 Preoccupato per l'incresciosa situazione, Zeus si rivolse a Ermes, il messaggero degli dèi, che si travestì da pastore e avvicinò Argo cantando e suonando una dolce melodia. Il gigante, ammaliato dalla musica di Ermes, lo fece sedere accanto a sé, pregandolo di continuare il suo canto. Sulle note della canzone di Ermes, il gigante Argo si addormentò profondamente, senza che nessuno dei suoi cento occhi rimanesse aperto. A quel punto, Ermes lo decapitò e liberò l'amante di Zeus.
 Era, grata al gigante per i suoi servigi, come segno di riconoscimento pose ognuno dei cento occhi di Argo sulle piume del pavone, che divenne l'uccello sacro alla dea.  

 Insomma il povero Argo è rimasto vittima di una delle miriadi di dispute tra Zeus ed Era. Molti racconti della mitologia greca si incentrano sull'infedeltà coniugale di Zeus. Sarà un caso che la figura principale della mitologia greca sia un donnaiolo farfallone? 
 Comunque è incredibile come in quasi tutto ciò che ci circonda sia rintracciabile un elemento mitologico. È una realtà che troppo spesso ignoriamo oppure non conosciamo a sufficienza. Eppure noi siamo il prodotto di quella civiltà, di quei racconti, di quei miti. Dobbiamo solo ricordarcene.
  

Fonti:
- Wikipedia, voce "Argo Panoptes";
- Wikipedia, voce "Echidna";
- Mitologia e...dintorni, voce "Argo";
- Il crepuscolo degli dèi, voce "Argo (2)".

venerdì 3 gennaio 2014

"Il cavaliere senza morte" di Davide Van de Sfroos

De tera n'ho traversàda, de acqua n'ho cognussüda,
de veent n'ho inscè purtaa in di me sacöcc...
se sun sbassàa come un ramm de sàles, se sun smagiaa come un trunch de plàten
ma sun staa anca bel drizz cumè un ciprèss...
quaand che m'hann dii che'l mund girava ho cuminciaa a cürrech a'dree e adèss ho giraa püsse de luu... ma l'soo che ho mea vengiüü...

Ho pruvaàa el Martèll de Thor, i sgrafignaad de la Baba Yaga e Vainamöinen el m'ha insegnaa a cantà...
e quanti omen con scià na spada ho trasfurmàa in funtàn de saangh
e pò la Morrigan la passava a netà tütt...
quand che m'hann dii che'l muund cantava stori de Achille e de Cuchulain
me n'ho cupàa püsèe de luur... ma de canzönn n'ho mai sentüu...

E alura via anima in pèna a carcà el fuund de la damigiana
senza necorgéss che ho bevüü in del Sacro Graal...
vurèvi beev per desmentegà e ho guadagnaa l'immortalità
propi la sira che vurevi pruvà a crepà...
una Valchiria da segunda man e un
druido senza giüdizi
m'hann faa sultà deent nel teemp comè un precipizi...
e sun partii per la nuova gloria e ho vedüü merci la storia
cumè un Dio in armadüra ma a pè biütt...

Forsi per noia o per vanità, sun naa in söl fuund del laagh
per ritruvà la spada de Re Artù...
ma Excalibur serviss a un cazzo, e Viviana me l'ha dii
se a manegiàla ghè lè un rembambii...
quand che m'hann dii che 'l muund pregàva, ho pregaa püsse de lüü
e adess che ho tacaa la spada al müür... effettivamente la me paar 'na cruus...

E sun partii per la tèra santa, la lama in cieel e l'infernu in tera
perchè m'han dii che l'era santa anca la guera...
culpi de spada a furma de cruus culpi de spada a mezzalöena
che in paradis a tücc ghe spècia una pultrona...
e i m'hann dii che se'n cupavi tanti, scancelavi i mè pecàà...
che l'è diverso cupà quii giüst e quii sbagliàa...

Ma me pudévi piö murì... e quindi niente aldilà...
ho saraa i öcc e ho pruvàa a specià...
ho speciaa che la finiva e sun indurmentaa
ho verdüü i öcc e ho veüü i carri armàa...



 Alzi la mano chi ha capito qualcosa di questa canzone. Senza barare, mi raccomando! ;)
Il post di oggi sarà un po' diverso rispetto agli altri, perché stavolta voglio che sia il testo della canzone a farla da protagonista. 
 Se anche a una prima lettura non avete capito granché, non preoccupatevi. Del resto, anche per me, che sono di provenienza nordica, leggere il dialetto laghée (parlato soprattutto nella provincia di Como e Lecco) non è proprio semplice. Quel poco che conosco del dialetto delle mie zone (provincia di Varese e Milano), raramente l'ho visto messo per iscritto (mea culpa!) e fatico molto meno a capirlo quando lo sento parlare, che non quando lo leggo. Per non parlare delle piccole, grandi variazioni linguistiche che intercorrono tra i dialetti lombardi, perfino tra paesi distanti anche pochi chilometri.

 Ora basta però, non voglio tediarvi oltre. 
 "Perché questa canzone?" vi starete chiedendo. Vi ho dato un aiuto evidenziando delle parole chiave per noi, appassionati di mitologia. E molto probabilmente anche Davide Bernasconi, in arte Davide Van de Sfroos, il bravo autore della canzone, deve esserlo. Per chi non lo conoscesse, Van de Sfroos è famoso proprio perché compone canzoni in dialetto laghée e ha acquisito una buona visibilità partecipando a Sanremo 2011 con "Yanez". Poco più di un mese fa ho assistito a un suo spettacolo e anche lì ho notato delle allusioni a specifiche figure mitologiche. Ora non voglio dire che la mitologia sia parte integrante dei suoi lavori, ma a volte traspare un certo attaccamento alle leggende (soprattutto nordiche) da parte di questo cantante.

 In questa canzone Van de Sfroos fa un uso particolarissimo della mitologia. Se siete riusciti a intuire qualcosa riguardo al tema, nonostante lo scoglio linguistico, avrete intuito che si parla di un cavaliere che è condannato a girovagare per il mondo per l'eternità e a rimanere immortale dopo aver accidentalmente bevuto dal Sacro Graal. 
 Ovviamente le imprese più importanti di un cavaliere sono essenzialmente belliche. Il valore di un guerriero veniva misurato in base a quanti uomini riusciva a uccidere. Il nostro protagonista della canzone ci racconta di averne passate tante e di aver posto fine a numerose vite. Per narrare le proprie avventure cita numerosi personaggi mitologici che andrò qui a introdurre brevemente.

 Il primo nome che incontriamo è quello di Thor, la divinità che nel pantheon nordico è seconda solo a Odino, suo padre. Thor è il signore del tuono che attraversa il cielo sul suo carro trainato da due caproni. Egli sa essere cordiale, ma è un terribile flagello quando la collera si impadronisce di lui: i suoi occhi sprizzano lampi e le sue possenti grida sono più forti del mare in tempesta e degli ululati del vento. La sua arma temibile è l'inseparabile martello Mjöllnir, forgiato dai nani, abilissimi orafi, col quale difende il mondo degli uomini e degli dèi dagli attacchi dei Giganti.

Thor, dio del fulmine
 
 Subito dopo si parla della Baba Yaga, che avevo traslitterato in "Baba Jaga" nel post a lei dedicato (cfr. "Baba Jaga, la strega dell'est" in questo blog). Si tratta di un personaggio importantissimo quanto terrificante delle fiabe russe, che svolge la funzione delle nostre streghe. Baba Jaga ha infatti l'aspetto di una vecchia raggrinzita e ossuta ma dotata di un vorace appetito, tant'è che spesso tenta di mangiare i protagonisti delle fiabe dove compare. Si sposta sempre a cavallo di un mortaio (che dirige con un pestello) e il suo arrivo è annunciato dal fremito del vento e delle foglie degli alberi. Vive in una capanna dotata di due zampe di gallina, di modo che possa spostarsi agilmente da una parte all'altra della Russia. 

Baba Jaga, la strega russa

 Dopo qualche parola incontriamo Vainamöinen, protagonista del Kalevala, celebre poema che costituisce una delle fonti principali della mitologia ugro-finnica. Si tratta dell'eterno cantore, dotato di una grande saggezza e conoscitore della magia, nato da sua madre Ilmatar dopo settecento anni di gestazione. Per questo motivo,  Vainamöinen nasce già vecchio, all'epoca dell'origine del mondo. Per anni il cantore resta in balia del mare, ma alla fine riesce a raggiungere la terra ferma e a salutare il sole e la luna. È grazie a lui che Sampsa Pellervoinen semina la terra per coprirla di vegetazione e recita l'incantesimo per far spuntare l'orzo. Inoltre, Vainamöinen fa crescere una quercia talmente alta e florida da coprire interamente il cielo, che sarà abbattuta poi da un eroe con il benestare del cantore (vedi "Alle radici dell'albero cosmico - L'albero come asse del mondo nella tradizione europea" in questo blog).

Vainamöinen, l'eterno cantore

 Restando sempre nella zone nordica europea, Van de Sfroos cita la Morrigan, una delle dee della guerra della mitologia celtica irlandese. Tutte le dee della guerra rivestono in Irlanda anche un ruolo di rilievo nella sfera sessuale, che le ricollega simbolicamente anche alla sfera dell fertilità. Morrigan è amante di Daghda, divinità appartenente ai potenti Tuatha de Danann, il capo della tribù. In questo caso, l'unione della Morrigan con Daghda rappresenta l'unione della dea della fertilità con l'intera comunità. La Morrigan, come le altre divinità guerriere (Macha, Nemhain e Badbh) è anche in grado di trasformarsi e di apparire sotto  forma di animali (specialmente di corvo, che sorvola i cadaveri nelle battaglie) o di altri esseri umani.

La Morrigan, dea della guerra

 Veniamo ora a una figura che ci è molto più familiare delle altre, dato che appartiene alla nostra tradizione mitologica. Tutti infatti conosciamo Achille, l'eroe acheo più valoroso tra i partecipanti alla guerra di Troia. Figlio della nereide Teti e del mortale Peleo, Achille è per metà dio e possiede una forza straordinaria e un'invulnerabilità quasi totale. La madre Teti, infatti, lo immerse nelle acque del fiume infernale Stige perché divenisse invincibile senza bagnarne i talloni, poiché reggeva il figlio per i piedi. Achille è dunque l'eroe guerriero per eccellenza, dall'ira letale, che cerca di ottenere l'immortalità con la gloria acquisita nella guerra di Troia.

 
Duello tra Ettore e Achille


 Ciò che Achille rappresenta per la mitologia greca è rappresentato in quella irlandese da Cù Chulainn. Molte cose accomunano Achille e il più grande eroe irlandese: 
- Cù Chulainn, come Achille, è un semidio, poiché secondo varie versioni mitologiche è figlio del dio Lug e della principessa Deichtine, figlia di Conchobar, potente re dell'Ulster; 
- possiede una forza smisurata, con la quale è in grado fin da ragazzo di disfarsi senza problemi del cane da guardia di un fabbro, Culann (da cui Cù Chulainn, chiamato in origine Sétanta, prende nome); 
- l'ira lo trasforma in una feroce macchina da guerra, simile in questo caso a un vero e proprio mostro;
- Cù Chulainn è ansioso di dimostrare il proprio valore attraverso le armi, proprio come Achille.


Il giovane Sétanta con il cane Culann
 Altre figure che sicuramente abbiamo sentito nominare sono le Valchirie, celebri protagoniste della cavalcata musicata da Wagner. Queste donne leggendarie e affascinanti erano le emissarie femminili di Odino, la divinità principale del pantheon nordico. Il loro compito era quello di scegliere, sul campo di battaglia, gli eroi più valorosi che, una volta morti, avrebbero trasportato nel Valhalla, una stanza del regno di Asgardr costruita apposta per chi perdeva la vita valorosamente. Appaiono sovente come fanciulle armate di lancia ed elmo, che cavalcano a fianco di Odino su cavalli alati.

Le Valchirie, emissarie di Odino

 Infine, facciamo un tuffo nel Medioevo con le numerose citazioni del ciclo arturiano dei cavalieri di re Artù. Il leggendario sovrano è la figura chiave dei poemi del ciclo bretone, che racconta le vicissitudini guerresche e amorose di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Uno degli episodi più famosi è sicuramente l'estrazione, da parte del giovanissimo Artù, della mitica spada Excalibur dalla roccia, arma dotata di prodigiosi poteri magici. L'altro oggetto citato nella canzone è il Sacro Graal, il calice che Cristo avrebbe utilizzato durante la sua Ultima Cena con i dodici apostoli  e che occupa un posto di rilievo nella Tavola Rotonda. Non a caso diverse fonti del ciclo arturiano narrano che fossero proprio dodici i cavalieri membri. Viviana, infine, è il nome spesso attribuito alla Dama del Lago, l'entità fatata che riconsegna Excalibur ad Artù dopo che la sua lama era stata spezzata. Il ciclo arturiano racconta anche che fu la fata a crescere Lancillotto e a far innamorare di sé il mago Merlino. L'astuta fata seppe sfruttare a suo vantaggio i sentimenti che il mago nutriva per lei, tanto che riuscì a carpire tutti i segreti magici di Merlino senza mai concedersi a lui.

La Tavola Rotonda di re Artù

 Tutte queste citazioni mitologiche non sono certo riportate come sfoggio di cultura. Possiamo osservare, infatti, ora che le conosciamo meglio, che quasi tutte le figure nominate hanno una stretta connessione con la guerra. E se continuiamo a leggere il testo della canzone, vediamo che dalla "guerra mitologica" si passa alle guerre "storiche" delle crociate, dove quella che era Excalibur sembra diventare a tratti una croce e a tratti una mezzaluna, i simboli dei due grandi contendenti del "sepolcro di Cristo". A questo punto il cavaliere è stufo, non vuole più combattere, ma non può nemmeno lasciarsi morire, poiché il potere dell'acqua del Santo Graal glielo impedisce.
 Allora il "cavaliere senza morte" decide di dormire. Il suo lungo sonno e la canzone finiscono al risveglio dell'eroe, che vede i carri armati.

  Le epoche passano, ma l'idea delle guerra è sempre presente nell'uomo, dai primordi fino all'attualità. Il nostro cavaliere è come una telecamera che riprende l'evoluzione dei vari conflitti bellici e ne scopre l'orrore attraverso le numerose esperienze che è condannato a vivere.
 Ecco che la mitologia guerresca diventa un'arma contro la guerra: ci sono talmente tanti guerrieri, tante figure assetate di sangue, che il cavaliere si stufa di combattere. La mitologia qui è usata non per esaltare la guerra, ma per risvegliare le coscienze, per suscitare un sentimento di rifiuto di tutte le atrocità commesse.
 Pochi giorni fa, in occasione della festività del primo giorno dell'anno, abbiamo celebrato anche più o meno (in)consapevolmente la giornata della Pace, che coincide con il 1° gennaio. Vorrei che questa canzone fosse di buon auspicio per il nuovo anno, che ci ricordi senza troppa retorica l'importanza della pace in tutte le parti del nostro pianeta.

Buon 2014!!!

P.S. E ora, visto che avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, vi regalo la traduzione in italiano: 


Di terre ne ho attraversate, di acqua ne ho vista scorrere,
di vento ne ho così portato nelle mie tasche
mi sono abbassato come un ramo di salice, mi sono macchiato come un tronco di platano
ma sono stato anche bello dritto come un cipresso...
quando mi hanno detto che il mondo girava ho cominciato a rincorrerlo e adesso che ho girato più di lui... lo so che non ho vinto

Ho provato il Martello di Thor, i graffi della Baba Yaga, e Vainamoinen mi ha insegnato a cantare...
e quanti uomini armati di spada ho trasformato in fontane di sangue
e poi la Morrigan passava a pulire tutto...
quando mi hanno detto che il mondo cantava storie di Achille e Cuchulain
io ne ho uccisi più di loro... ma di canzoni non me ne hanno mai scritte...

E allora via anima in pena a cercare il fondo della damigiana
senza accorgersi che ho bevuto dal Sacro Graal...
volevo bere per dimenticare e ho guadagnato l'immortalità
proprio la sera in cui volevo provare a morire....
una Valchiria di seconda mano e un druido senza giudizio
mi hanno fatto saltare nel tempo come in un precipizio...
e son partito per la nuova gloria e ho visto marcire la storia
come un Dio in armatura ma a piedi nudi....

Forse per noia o per vanità, sono andato sul fondo del lago per ritrovare la spada di Re Artù...
ma Excalibur non serve a un cazzo, e Viviana me l'ha detto
se a maneggiarla c'è un rimbambito
quando mi hanno detto che il mondo pregava, ho pregato più di lui,
e adesso che ho appeso la spada al muro.... effettivamente mi sembra una croce.

E sono partito per la Terra Santa, la lama in cielo e l'inferno in terra,
perchè mi hanno detto che era Santa anche la guerra...
colpi di spada a forma di croce colpi di spada a mezzaluna
che in paradiso a tutti spetta una poltrona...
e mi hanno detto che se ne ammazzavo tanti, cencellavo tutti i miei peccati...
che è diverso uccidere quelli giusti o quelli sbagliati...

Ma io non potevo più morire.... e quindi niente aldilà...
ho chiuso gli occhi e ho provato ad aspettare
ho aspettato che finiva e mi sono addormentato
ho aperto gli occhi e passavano i carrarmati...




Fonti:
- Canzoni contro la guerra, testo e traduzione del "Cavaliere senza morte";
- GATTO CHANU, Tersilla (a cura di), Miti e leggende della creazione, Vol. I, Fabbri Editore, Milano, 2001;
- Bifröst, voce "Vainamöinen"; 
- Celticpedia, "La Morrigan"; 
- Il crepuscolo degli dèi, voci "Artù" e "Viviana".

lunedì 11 novembre 2013

Siti mitologici da visitare

 So che è da tantissimo tempo ormai che non scrivo. In questi mesi ci sono stati talmente tanti cambiamenti che non ho avuto praticamente più tempo per scrivere i miei post chilometrici...ne sto preparando uno, ma procede veramente a rilento e non so quando riuscirò a pubblicarlo!

 Però ho voluto scrivere lo stesso per dirvi che ci sono, anche se non sono più presente come prima. Abbiate fede, prima o poi mi farò risentire...

 L'altro motivo di questo post è che vorrei annunciare che sto collaborando con due siti di mitologia, che gli appassionati non possono lasciarsi scappare.
 Se amate i miti e le leggende di tutto il mondo, segnatevi queste due pagine web, perché sono davvero interessantissime ed esaurienti.

 Il primo sito è un'enciclopedia mitologica, il Crepuscolo degli dèi, ideata e realizzata da Cristian Filagrossi. Funziona come una normale enciclopedia on-line, dove si può digitare una voce per trovarne la definizione. Le sezioni mitologiche presenti sono davvero innumerevoli, si va dalla "classica" mitologia greca a mitologie molto meno famose, come quella africana tribale, o afroamericana (con numerosi riferimenti al vudù).
 Vi sono poi dei veri e propri racconti inseriti nel sito, la sezione museale con le immagini e anche notizie su testi mitologici, fonti, e bibliografia.
 In particolare, mi occupo della sezione dedicata alla mitologia maya, inserendo nuove voci o modificandone alcune esistenti. Il tempo purtroppo è sempre poco, ma appena posso sono felice di aggiungere qualcosa!




 Un altro sito che osservavo già da tempo è Bifröst, che mi è stato utilissimo per redigere la mia tesi di laurea. Nonostante questo, solo di recente ho contattato Dario Giansanti, che è uno dei motori del sito e delle sue attività. Anche qui si tratta di un progetto amatoriale, curato da appassionati, che si documentano scrupolosamente riguardo a quanto viene pubblicato. 
 Il sito si struttura in varie aree geografiche e culturali, in cui vengono inseriti i racconti mitologici rielaborati dalla redazione e anche dei saggi interpretativi dei miti, con dei confronti anche con delle tradizioni culturali differenti. Come nel Crepuscolo, anche qui si possono trovare i testi originali, alcuni dei quali tradotti in italiano per la prima volta in assoluto, come Il libro delle invasioni d'Irlanda.
 Per quanto mi riguarda, ho dato pochi giorni fa la mia disponibilità per realizzare una sezione maya, che verrà inaugurata non appena ci sarà materiale sufficiente. Anche qui, il solito problema sarà il tempo, ma piano piano qualcosa verrà fuori! 




 È curioso che entrambi questi siti abbiano scelto un nome che fa riferimento alla mitologia germanica!  
 Bifröst è il ponte arcobaleno che collega il mondo degli uomini, Midgardr, al luogo dove dimorano gli dèi, Asgardr, mentre con "crepuscolo degli dèi" si intende, sempre in area germanica, la fine del mondo o comunque quella che per il mondo norreno è una sorta di Apocalisse.

 Se siete appassionati di mitologia visitate questi due siti, sono davvero formidabili e molto curati! 
 Inoltre sono frutto della passione e dell'interesse gratuito di molte persone, che si adoperano per diffondere la cultura mitologica anche sul web. Ciò è la dimostrazione di come Internet possa essere uno strumento prezioso per la diffusione della cultura!

 Vi auguro allora una buona navigazione in questi siti, non lasciateveli perdere!

Ricordo infine il monito dell'Ulisse di Dante: 


Fatti non foste a viver come bruti, 
ma per seguir virtute e canoscenza

 Tutti noi secondo me dovremmo tenere bene a mente queste parole...

Alla prossima!


venerdì 16 agosto 2013

Buona estate

 Per ora il Giardino chiude i cancelli e rinnova l'appuntamento per settembre.
Purtroppo, come avete notato, non riesco ad aggiornarlo molto spesso a causa di vari impegni sul fronte studioso-lavorativo, ma vi assicuro che il mio pensiero va sempre ai contenuti del blog, ai quali tengo molto. Anche per questo, prima di scrivere un post mi informo accuratamente sulla materia che vado a trattare, motivo per cui i tempi di stesura certe volte sono veramente lunghi.

 Ho già raccolto del materiale sul prossimo post, ma non vi anticipo nulla, sarà una sorpresa...potete tentare di indovinare se volete! ;D

 Intanto vi ricordo che, se desiderate, potete scrivermi per suggerirmi degli argomenti da trattare che vi stanno particolarmente a cuore o che hanno attirato la vostra attenzione.   



BUONA ESTATE A TUTTI!!!!



domenica 28 luglio 2013

I Loa, gli spiriti del vudù

 Tempo fa avevo parlato della religione vudù (cfr. "La religione vudù" in questo blog), i cui riti si trasferirono in America insieme alle moltitudini di schiavi provenienti dal continente nero. Un anno dopo, rieccomi a parlare di questo culto affascinante, che prese piede ad Haiti negli anni del colonialismo, facendo dell'isola uno dei centri principali del vudù.  
 Qui, al suono dei canti e delle danze sfrenate, venivano adorati i Loa, le divinità della religione vudù. Il termine è congolese e significa letteralmente "spiriti"; ad Haiti designava un insieme di esseri soprannaturali dalle caratteristiche più disparate.

 Tipi di Loa

Nell'isola caraibica di Haiti, i Loa si possono distinguere in tre gruppi o "riti" principali:
1. il rito di Rada, che prende nome dalla città di Allada, situata nel grandioso impero di Dahomey (l'attuale Benin). Questi spiriti sono detti anche Loa Ginen, ovvero "della Guinea", e sono i più antichi e autorevoli. In quanto progenitori, sono anche protettivi, benevoli e pacifici, e sono venerati anche nella variante brasiliana del vudù, chiamata Candomblé.
2. il rito di Pedro, invece, fa riferimento a don Pedro, un sacerdote che nella seconda metà del '700 diffuse una danza particolarmente violenta, in cui i partecipanti assumevano polvere da sparo, che causava delle tremende convulsioni. I Loa Pedro portano in sé il peso della colonizzazione. Infatti, questi spiriti sono il risultato della mescolanza degli dèi africani con quelli dei nativi d'America. La rabbia degli schiavi africani è presente anche in questi Loa, che sono particolarmente violenti e aggressivi.
3. il rito Kongo comprende anche le divinità bantu e altro non sono che l'adattamento locale degli spiriti venerati in Angola e Congo. 

 L'adorazione dei Loa

 Nonostante i Loa siano per la maggior parte di aspetto umanoide, impersonificano le forze della natura. Sono o protettori di luoghi particolari, come crocevia, cimiteri, le acque del mare, oppure sono divinità ancestrali.
 Il culto di queste divinità è diretto da un sacerdote, chiamato oungan, o alternativamente da una sacerdotessa, detta mambo. I Loa vengono invocati tramite dei vévé, dei pentacoli magici disegnati sul terreno nei canti e nelle danze che accompagnano il rito. Durante la celebrazione, i nomi dei Loa si mescolano con quelli dei santi cristiani, a testimonianza del sincretismo religioso caraibico. 
 L'oungan o la mambo in questi riti interrogano un individuo che, caduto in trance, si ritiene sia posseduto dalla divinità. Non è raro che il rituale sfoci in orge o danze incontrollate.

 I Loa principali

 I Loa sono molto numerosi e variano a seconda delle zone in cui si pratica il vudù. Qui prenderemo in considerazione i maggiori loa venerati ad Haiti, nei Caraibi.

Legba


 Il Loa principale può essere considerato Eshou-Legba, che nella variante haitiana si riduce a Legba. Si tratta di una sorta di Mercurio africano, protettore delle case, dei loro inquilini, dei mercati e dei villaggi. Come il Mercurio classico, inoltre, svolge la funzione di messaggero tra gli dèi e gli uomini, oltre che di tramite tra l'aldilà e il mondo dei viventi. Questo Loa ha un carattere molto ambiguo: ama gli scherzi, si diverte a provocare liti, a volte sfocia nella trivialità e oscenità e può diventare molto violento se trascurato. Tuttavia, se viene adorato in maniera adeguata, con offerte opportune, diventa mansueto e servizievole, un vero benefattore. Nell'iconografia haitiana, Papa Legba è rappresentato come un vecchietto rattrappito, che cammina aiutandosi con un bastone o una stampella.  

Erzulie

 Un'altra importantissima divinità è Erzulie (o Erzilie), emblema dell'energia vitale femminile, che nel vudù affianca sempre il principio maschile. Questa dea incarna i pregi e i difetti dell'animo femminile: è dunque associata alla bellezza, alla fertilità, all'amore, al matrimonio, alla prosperità economica, ma anche alla gelosia, alla vendetta e alla discordia. A differenza degli altri Loa, a Erzulie non corrisponde nessuna forza elementale, poiché protegge i sogni, le speranze e le aspirazioni di ognuno e anche le abilità artistiche. Erzulie è molto femminile e molto ricca, motivo per cui probabilmente ha la pelle chiara: i bianchi, infatti, erano gli abitanti più danarosi dell'isola. Questo spirito si può considerare benissimo una sorta di Afrodite: ama vestirsi con abiti raffinati, solitamente rossi o blu e spesso si agghinda con gioielli preziosi. Come una dama che si rispetti, dedica molto tempo alla propria toeletta, ama bevande dolci e, per sfoggiare la propria nobiltà, spesso parla francese. È una vera civetta, che ama circondarsi di uomini, rapirli con la sua sensualità e trascinarli nella danza. Non per niente, la dea ha tre mariti: Damballa, Agwe e Ogun. Nonostante Erzulie sia una figura molto provocante, conserva la propria verginità. Il suo, infatti, non è l'amore carnale, legato solamente alla sfera fisica del sesso, ma è l'amore che trascende la terra, l'amore celeste delle alte sfere. Probabilmente è per questo motivo che Erzulie viene sincretizzata nella figura della Vergine Maria. 

Agwe


 Abbiamo prima parlato dei tre mariti di Erzulie, vediamo dunque di chi si tratta. Agwe è il sovrano dei mari e governa non solo la flora e la fauna delle acque, ma anche tutte le imbarcazioni e gli uomini che viaggiano per mare. Coerentemente con l'elemento che controlla, i sacrifici ad Agwe vengono offerti via mare. Il dio viene chiamato con una conchiglia e viene salutato con spugne e asciugamani umidi. Poi si riempie una barca con ogni genere di leccornia di cui è ghiotto Agwe, compreso lo champagne, che viene spinta nel mare, affinché possa saziare il mondo sottomarino. Se la barca affonda, significa che Agwe ha accettato il sacrificio e che proteggerà chi gliel'ha offerto nei suoi viaggi per mare. Viceversa, se la barca si incaglia vicino alla costa, significa che il dio ha rifiutato il sacrificio e si provvederà a placarlo in altri modi, come offrirgli due pecore pianche, animali sacri ad Agwe. Questa divinità viene raffigurata come un mulatto dalla pelle chiara e occhi verdi, i cui simboli sono barchette, remi, conchiglie e piccoli pesci. Viene avvistato in prossimità delle coste, delle rive di laghi e fiumi. Il principio femminile corrispondente ad Agwe è La Sirène, la sua compagna marina.

Damballa


 Uno dei Loa più importanti che abbiamo già citato è sicuramente Damballa, il dio serpente che vive vicino a fiumi, sorgenti, paludi, ma anche sugli alberi. Egli è uno dei Loa più antichi ed è considerato il grande padre celeste, amorevole e affettuoso. Il serpente, infatti, nella religione vudù è simbolo di fertilità; insieme alla sua sposa, Aida Wedo, rappresenta la sessualità, la spinta creatrice che permette al mondo di rinnovarsi e spesso i due sono raffigurati come due serpenti avvinghiati, o associati all'arcobaleno. La sua sacralità è tale che Damballa non ha una vera e propria voce per comunicare con gli esseri umani, ma emette dei suoni molto simili a dei sibili, quasi come a significare che la sua sapienza è talmente grande, che le creature inferiori non possono udirla. Anche se silenzioso, questo Loa rappresenta una presenza confortante, che conferisce ottimismo in chi gli sta vicino. In quanto dio della fertilità, Damballa è connesso alle piogge che consentono la crescita e la prosperità dei raccolti. Il suo colore è il bianco e anche i cibi che gli vengono offerti sono contraddistinti da questo colore: uova, farina di granoturco, riso, banane, uva e meloni. Il sacrificio per Damballa di solito è composto da un gallo e da una gallina. Se una coppia di sposi lo riverisce adeguatamente, si dice che il dio li ricompensi con una vita felice.

Ogoun


L'altro Loa che abbiamo nominato parlando di Erzulie è Ogoun, il potente dio del ferro e della guerra, per questo associato idealmente con l'elemento terra. È uno spirito molto rispettato e temuto, poiché ha un'indole particolarmente violenta e aggressiva, essendo il patrono delle azioni belliche. Egli è anche il protettore delle attività manuali e della creatività scientifica, poiché è il fabbro dei Loa; non c'è da stupirsi, dunque, che sia venerato da coloro che lavorano i metalli (i fabbri) e da chi ha a che fare con oggetti di metallo o tecnologici (meccanici, autisti e persino fotografi). Ogoun è rappresentato ricoperto di ferro, che lo rende immune alle armi nemiche, e brandisce una spada o un machete, le sue armi tradizionali. Questo Loa è molto ghiotto di rhum, come tutti i componenti della sua famiglia che, pur essendo grandi bevitori, non risentono degli effetti dell'alcool. Le altre sue grandi passioni sono il tabacco e le donne. Il suo colore è il rosso, come rossi sono gli animali che si sacrificano a lui: maiali e galletti rossi. Se opportunamente venerato, questo Loa può convertirsi in un importante protettore contro le ferite da arma da taglio o da fuoco.

 Da ultimi, non possiamo non nominare i Ghede (o Guede), le divinità dell'oltretomba, che raccolgono un nutrito numero di Loa. Questi spiriti vivono nei cimiteri e durante la notte sono soliti visitare le chiese cattoliche. Il 2 novembre di ogni anno, i fedeli visitano i cimiteri e accendono delle candele in loro onore. I loa più importandi di questo gruppo sono senza dubbio Papa Ghede e Baron Samedi, che rappresentano le due facce della stessa medaglia: la morte. 

Papa Ghede/Baron Samedi


 Papa Ghede (o Papa Guede) è considerato la "faccia buona" della morte, che spesso appare agli incroci delle strade. È un Loa molto amato, perché porta sempre con sé gioia e allegria. Papa Ghede, infatti, ama ridere e scherzare, oltre che cantare e danzare. La sua indole non è né buona né cattiva, ma in ogni caso riesce a far divertire gli umani coi suoi modi da vero clown. Oltre alla morte, Papa Ghede controlla anche la resurrezione; quindi la morte non è intesa come una fine, ma come l'inizio di un ciclo, di un rinnovamento. Se Legba controlla il passaggio dalla vita alla morte nel regno dei viventi, Papa Ghede si occupa del defunto dall'ingresso nell'oltretomba in poi. Paradossalmente, questo psicopompo è caratterizzato da un grande vitalismo: ama bere e fumare sigarette ed è anche il dio dell'erotismo, inteso però in modo molto diverso dalla sensualità di Erzulie. Se la passionalità di Erzulie è associata all'amore, quella di Papa Ghede trascende sia il bene, sia il male e rappresenta l'aspetto più carnale del sesso. Spesso Papa Ghede sfocia nell'oscenità nel suo contegno, canta canzoni triviali, usa parole sconce, esegue danze lascive. Probabilmente questo aspetto del dio vuole affermare che esiste la vita anche nella morte. Papa Ghede è anche il Loa protettore dei bambini, che li soccorre quando sono malati, perché odia vederli morire. Il simbolo di questo loa è una croce su una tomba, e il suo colore rappresentativo è il nero. È ghiotto di aringhe, peperoncini piccanti e banane, e gli vengono sacrificate capre e galline nere. 

 Baron Samedi, forse più conosciuto rispetto a Papa Ghede, rappresenta invece l'aspetto più cupo della morte ed è il capo dei Ghede. Come il suo alter ego, è gioviale e scherzoso, ma è più cinico e parla con la voce nasale degli zombie. I suoi attrezzi da lavoro sono il piccone e la zappa per scavare tombe e quando appare indossa uno smoking nero, un paio di occhiali con lenti scure e un cilindro. È strettamente connesso alla magia nera, agli oscuri rituali vudù che vogliono nuocere a qualcuno. In questo senso, protegge coloro che hanno incontrato la morte per aver subito una di queste potenti maledizioni ed è invocato dai vivi che ne soffrono: se Baron Samedi si rifiuta di scavare la tomba a chi è vittima di una maledizione, significa che questo non morirà. Egli rappresenta il primo contatto con l'oltretomba, in quanto signore e padrone del cimitero e si accompagna alle anime dei morti. Molto spesso, Baron Samedi è associato con Papa Ghede, tanto che è difficilissimo distinguerli nettamente.



 Questi sono solo alcuni tra i moltissimi Loa che si venerano ad Haiti. Purtroppo dare spazio a tutti era impossibile, qui sono illustrati i più importanti. È impressionante notare come certe divinità siano molto simili a quelle che adoravano gli antichi Greci e Romani, che costituiscono la nostra base culturale. Eppure, nonostante le somiglianze, i Loa mantengono caratteri inediti, propri della cultura africana, anche se molti sono sincretizzati con figure di santi cristiani. Ma è proprio questa mescolanza di culture che rende il vudù affascinante: all'interno di questi riti si può individuare l'identità di tutti i popoli che hanno contribuito a tramandare questo culto. Ed è proprio questo che ha permesso al vudù di sopravvivere fino ai giorni nostri. 




 Mi dispiace essere mancata per così tanto tempo. Mi ci è voluto molto per prepararmi su quanto ho esposto oggi e ci sono molti altri impegni che al momento non mi danno tregua. È la gavetta dei laureati purtroppo, sto cercando di lavorare e di studiare per trovare un posto nel mondo. Spero che questa fatica mi porti a qualcosa...ma non rinuncio alle mie passioni!
 Per questo vi assicuro che tornerò, anche se non in maniera costante come ho fatto fino a poco tempo fa.
 A presto! 



Fonti:
- Wikipedia, voce "Loa (Vudù)";
- Il crepuscolo degli dèi, voce "Loa";
-  BURZIO, Mauro, Viaggio tra gli dèi africani: riti, magia e stregoneria del Vodoun, Mondadori, Milano, 2005.

martedì 18 giugno 2013

Festa delle religioni

Abitate nelle vicinanze di Saronno?

Allora non perdetevi la 

FESTA DELLE RELIGIONI 

che si terrà
sabato 22 giugno
alle ore 18.00
in Corso Italia, 
nella piazza davanti alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo

Se venite, non dimenticatevi di fare un salto al banchetto dell'Associazione Maruti.
Vi accoglieremo con del the alla menta e, se volete, potete farvi tatuare dei disegni con l'henné.



Il tutto sarà preparato dalle nostre donne, protagoniste del progetto "Donne mediatrici di cittadinanza"; con il loro the e l'henné applicato con le loro mani, ci trasporteranno in Paesi esotici, come Marocco e Pakistan.


Accorrete numerosi!



giovedì 6 giugno 2013

OnLine Link Party


Dopo Kreattiva, ho scoperto grazie a Ciondoli e Capricci un altro sito dove è stata organizzata un'iniziativa molto simile!
Si tratta di OnLine-Fashion Gastro Blog, che con il suo Link Party ha messo a disposizione uno spazio per far conoscere vari blog.


Se siete interessati, ecco dove dovete andare! ;)